INQUIRENTI AL LAVORO
Delitto di Cairate, il coltello in un tombino
Continuano le indagini sull’omicidio di Andrea Bossi
Sono iniziati ieri, venerdì 8 marzo, gli accertamenti forensi sui telefonini sequestrati a Douglas Carolo e Michele Caglioni, in carcere dal 28 febbraio con l’accusa di aver ucciso Andrea Bossi. Il pubblico ministero Francesca Parola ha conferito l’incarico al consulente della procura, i difensori Vincenzo Sparaco, Giammatteo Rona e Luigi Ferruccio Servi hanno nominato i propri tecnici: gli esiti non sono attesi prima di un mese. A fine marzo invece dovrebbero arrivare i primi risultati dal Ris di Parma che ha analizzato i reperti biologici raccolti nell’appartamento di via Mascheroni e sulle tracce di dna rinvenute su indumenti e oggetti trovati nei campi il giorno degli arresti.
«INNOCENTE»
Nei giorni scorsi il ventenne Douglas ha avuto un altro confronto nel carcere di Busto Arsizio con i legali Sparaco e Rona e, pur ribadendo la propria innocenza, ha fornito una sua ricostruzione dei fatti «rispetto alla quale però non vogliamo sbilanciarci. Si dichiara innocente, i dettagli adesso andranno verificati», spiegano. «Stava per concludere con esito positivo la messa alla prova e il suo obiettivo era estinguere il reato a maggio e condurre una vita regolare». Emerge però che tra il 26 gennaio - sera in cui, secondo gli inquirenti, gli indagati avrebbero ucciso Andrea - e il 28 febbraio Douglas avrebbe messo a segno una truffa telefonica da circa 2500 euro ai danni di una donna romana. «Non risultano denunce al momento», affermano gli avvocati.
CARTINE
Al vaglio dei carabinieri ci sono le dichiarazioni rese da Michele al gip Anna Giorgetti e al pm Parola sabato mattina. Gli investigatori stanno cercando il coltello da cucina con cui è stato sgozzato Andrea: gli indagati lo avrebbero gettato in un tombino e a detta del ventunenne solo Douglas l’avrebbe impugnato. A distanza di un mese e mezzo dal delitto, se anche dovesse essere ritrovato, non sarebbe comunque facile isolare impronte o materiale genetico. Michele, assistito dall’avvocato Servi, avrebbe spiegato al giudice anche qualche particolare su Bossi. Posto che non si conoscessero, tempo prima Michele avrebbe incontrato la vittima e Douglas in un bar, seduti a un tavolino. Douglas si sarebbe precipitato verso di lui intimandogli di non raccontare in giro di averli visti insieme. La natura del legame tra i due, Michele l’avrebbe scoperta solo durante l’interrogatorio di garanzia. La sera del delitto - quando Douglas gli avrebbe chiesto di attenderlo in strada - avrebbe incrociato il ventiseienne per qualche istante. Perché a quanto pare Andrea e il ventenne sarebbero usciti da casa pochi minuti per andare a comprare le cartine con la macchina della vittima. Tornati in via Mascheroni sarebbero risaliti nell’appartamento lasciando Michele davanti al palazzo con il monopattino. Solo più tardi Douglas l’avrebbe chiamato per farsi raggiungere nell’alloggio. Conferme o smentite arriveranno dai cellulari.
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