IL CASO
Eremita non mangiava da 24 giorni
Trentottenne deperito soccorso dai carabinieri in Val Grande
Ha deciso di vivere un periodo di distacco dalla quotidianità, meditando e digiunando. Un trentottenne in uno stato di debolezza e deperimento fisico è stato trovato nella parte sud del Parco Val Grande dai carabinieri del parco nazionale. Quando i militari, impegnati in un servizio di pattugliamento, lo hanno visto e si sono avvicinati per chiedergli se avesse bisogno di aiuto, l’uomo non mangiava da 24 giorni.
Ha così raccontato la sua storia ai militari del tenente colonnello Andrea Baldi, spiegando di aver scelto di vivere un periodo di meditazione e di ascetismo che prevedeva anche il digiuno. L’uomo era accampato sotto una tenda di fortuna in fondo a una valle, al confine con Verbania. Era indebolito da quasi un mese di privazioni ed è stato accompagnato in un luogo sicuro dove è stato fatto intervenire l’elicottero del 118. Il medico ha visitato il trentottenne, che comunque è risultato sano, consapevole e orientato. Ha anche accettato di mangiare. Poi però non ha voluto seguire i carabinieri e tornare alla civiltà. È un suo diritto scegliere di stare dove vuole e perciò i militari se ne sono andati, rispettando anche la sua privacy. È emerso che l’uomo non vive in Piemonte, ma in una regione vicina e che su di lui non pendono denunce di scomparsa.
La Val Grande è l’area wilderness più grande in Italia, un luogo perfetto per chi vuole abbandonare la civiltà. Non prendono i cellulari e, soprattutto in questa stagione, è difficile incontrare turisti e gitanti. Un luogo magico, ma anche molto pericoloso per chi non conosce bene la montagna. Qualche giorno fa sono stati ritrovati i resti di una pecora, sbranata: il predatore sarebbe, ma il condizionale è d’obbligo, un lupo. E in questa stagione, poi, la notte fa molto freddo. Era diventato famoso anni fa un uomo conosciuto come l’eremita della Val Grande. Si chiamava Gianfranco Bonaldo, ma tutti lo chiamavano Gianfry. Dopo aver per anni fatto l’autista di bus in provincia di Varese, aveva scelto di ritirarsi in montagna. Spesso lo incontravano gli escursionisti. Per più di quindici anni aveva vissuto di quello che gli offriva la natura selvaggia. E in montagna era morto, stroncato da un avvelenamento da stricnina, probabilmente contenuta in alcune bacche, nel giugno 2015.
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