IL RICORDO
«Ero uno sconosciuto ma Varese mi aiutò»
Zanardi sempre grato agli imprenditori di Racing for Italy
Primavera 2005. «Beppe, sia chiaro: io non sono un eroe, ma un antidivo, un inguaribile ottimista!». Nel cuore di San Quirico d’Orcia, a metà della 1000 Miglia storica, due nerboruti omaccioni riportano di peso l’Alex Zanardi paraplegico sul sedile della Bmw 507 spider, dopo averlo prelevato dall’abitacolo e posto sul palco tra il fragore del pubblico. Poco dopo, in piazza del Campo a Siena, l’episodio si ripete in diverse forme. Alex si schermisce e tuona: «Smetti di leggere il road book e ascolta: vedi, la gente mi osanna come fossi un superuomo. Non diciamo cavolate, io sono come migliaia di disabili meno fortunati di me perché io sono famoso e loro vivono nell’ombra: ma chiedo a loro di ridestarsi, di uscire dal torpore, dall’isolamento. Se si impegnano, possono ritrovare la gioia, anche nello sport. Io resto quello che tu hai conosciuto nel ‘88 a Varese, quando debuttai in Formula 3. Resto sorridente, innamorato del motore, anche con le gambe di alluminio».
Tra Seprio e Olona
Estate ‘88. Diego Pisati, l’amico postino di Caronno Varesino (divenuto poi redattore e raffinato critico cinematografico per Prealpina), mi avvisa che, tra Seprio ed Olona, sta nascendo un progetto sportivo nei motori che va dai kart alla Formula 1, passando per F.3 e F.3000. Tante le aziende varesine coinvolte in una sorta di consorzio dal nome seducente: “Racing for Italy”. Tra i beneficiari di sponsor in un mondo ahimè tiranno e poco riconoscente dei valori in campo, ci sono i varesini Cesare Carabelli e Max Papis, la romana Giovanna Amati e i bolognesi Vittorio Zoboli e proprio Alex Zanardi. Purtroppo la carriera di Cesare è stroncata da una caduta sugli sci in Valmalenco; giungono vittorie, conquiste di campionato, qualche flop. Il progetto consortile veleggia per qualche tempo, poi si estingue. Ma l’amicizia tra Alex e Max prosegue, si irrobustisce e papà Cesare Papis di Barasso, imprenditore serico di successo, aiuta Zanardi a proseguire nel motorsport, a vincere in F.3 e ad accedere alla circus della F.1. Lo fa per amicizia e perché intuisce che il talento di Alex va premiato.
Guarda il cielo
Autunno 2006. “Alex guarda il cielo. Il mito dell’uomo antico. Le fiabe degli eroi moderni” è il libro scritto da Zanardi e dal dottor Claudio Costa che lo aveva seguito dopo l’amputazione delle gambe dopo l’incidente in F.Cart nel 2001. Al vernissage, il pilota emiliano chiarisce subito: «Ho voluto presentare questo libro proprio qui a Villa San Martino, a Barasso, per ringraziare la famiglia Papis e le aziende varesine di Racing for Italy che mi hanno aiutato quando ero nessuno, non avevo denaro per correre e mio papà Dino mi faceva assistenza al kart con le stesse chiavi inglesi e la morsa a pappagallo che usava da idraulico, smontando rubinetti e water a Castel Maggiore».
Il tecnico di Senna
«Ho voluto presentare qui il nostro libro, a due passi dove riposa il meccanico che ha reso grande Ayrton Senna quando era uno sconosciuto: Papis mi ha raccontato del genio e della generosità di Diego Mombelli di Comerio, un tecnico che ospitava Senna a casa sua tra una gara e l’altra di kart. Ayrton per me è un riferimento, anche se inarrivabile: ho cercato di imitarlo, ma spesso non ci sono riuscito. Mi accomuna una realtà: come Senna, anch’io spesso parlo con Dio!». Il fragore degli applausi risuona ancora a Villa San Martino. Il destino, cinico e baro, ha voluto che sia Senna sia Zanardi si siano spenti lo stesso giorno, 1 maggio, a 32 anni di distanza.
Il “casbenat” casco d’oro
Inverno 2024. La festa dei Caschi d’Oro del settimanale Autosprint si celebra nel salone dell’autodromo di Imola dedicato al suo fondatore, Checco Costa. Applaudiamo il “casbenat” iridato Alessio Rovera casco d’oro e il quarto titolo tricolore rally di Andrea Crugnola da Calcinate del Pesce. A margine della festa, il dottor Claudio Costa, classe ‘41, fiaccato nel corpo e nello spirito dopo il gravissimo incidente di Zanardi sull’handbike, si avvicina e racconta. «Sono qui perché la serata è ospitata nel museo dedicato a papà Checco», confida il medico che ha creato la clinica mobile per motociclisti, «ma la mia vita è cambiata dopo il gravissimo incidente di Pienza che ha ridotto Alex in pessime condizioni. Da quel giorno, in me si è rotta una parte dell’anima. Lui è l’esempio di vita e forza che ha donato energia a milioni di disabili nel mondo che, per troppo tempo, hanno vissuto nell’oblìo. Ricordo bene quella serata di Barasso e gli occhi lucidi di chi sedeva in platea: con la sua semplicità, reggendosi ai trampoli, in piedi sulle protesi, Zanardi ci ha indicato la via di un riscatto colmo di umanità». Ora Alex ha spento il motore, per sempre. Nel cielo si è accesa una stella, non resta che seguirla, come i Magi la Cometa.
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