ROMA
Evitabile il 40% dei tumori, il fumo è il primo fattore di rischio
(ANSA) - ROMA, 03 FEB - Quasi il 40% dei nuovi casi di cancro
in tutto il mondo è associato a fattori di rischio modificabili,
soprattutto il fumo, le infezioni e il consumo di alcol. È
quanto emerge da uno studio coordinato dall'International Agency
for Research on Cancer (Iarc) pubblicato sulla rivista Nature
Medicine.
"Nonostante decenni di progressi nelle terapie, la maggior
parte della riduzione della mortalità per cancro è derivata
dalla prevenzione e dallo screening", sottolineano i ricercatori
che hanno analizzato il contributo di 36 fattori di rischio in
185 Paesi.
Secondo l'analisi, circa 7,1 milioni dei 18,7 milioni di
nuovi casi di cancro (37,8%) nel 2022 erano attribuibili a
fattori di rischio modificabili. Il fumo (15,1%), le infezioni
(10,2%) e il consumo di alcol (3,2%) sono i fattori con un
maggior peso; i tumori del polmone, dello stomaco e della
cervice sono invece le neoplasie maggiormente collegate a
fattori prevenibili.
Esistono, tuttavia, profonde differenze tra i generi e tra le
diverse aree geografiche. Se, per le donne, le infezioni come
quelle causate dal Papillomavirus rappresentano quasi sempre il
principale fattore di rischio (sono associate all'11,5% dei
tumori), per gli uomini a primeggiare è il fumo, associato al
23,1% delle neoplasie. Lo scenario, però, sta cambiando: nei
Paesi occidentali, l'effetto combinato di un maggiore accesso
alle strategie di prevenzione (in particolare, vaccino Hpv e
screening) e della più ampia diffusione del fumo nella
popolazione femminile, ha reso il fumo il principale fattore di
rischio per le donne. In alcuni Paesi, inoltre, l'obesità sta
scalzando gli altri fattori.
In Italia è legato a fattori prevenibili il 41,7% dei tumori.
Se il fumo di tabacco è il primo fattore di rischio risultando
legato al 24,4% dei casi di tumore, al secondo posto, con il
7,2%, si trova l'esposizione lavorativa. Seguono le infezioni
(6,9%), il consumo di alcol (3,5%), l'alto indice di massa
corporea (3%), le radiazioni ultraviolette (2,9%),
l'inquinamento (0,9%), l'insufficiente attività fisica (0,8%).
(ANSA).
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