LE OPINIONI
Felix Mantilla, il re di Roma che nessuno ricorda
Negli Internazionali del 2003 vinse battendo in finale Roger Federer. Ora allena giocatori da primi venti del ranking; l’ultimo Davidovich Fokina
Ma quale calcio, ma quale Ferrari. L’Italia sportiva è un Paese fondato sulle vittorie. Fu l’Italia dello sci con Alberto Tomba, l’Italia del ciclismo con Marco Pantani, l’Italia del motociclismo con Valentino Rossi, l’Italia del nuoto con Federica Pellegrini. E oggi? Mentre si aspettano le ultime conferme per Andrea Kimi Antonelli in Formula1, siamo indiscutibilmente nel periodo dell’Italia del tennis che ha in Jannik Sinner il suo profeta. Già, il tennis, sport di cui eravamo dimenticati dopo Adriano Panatta e che abbiamo riscoperto nel 2021 con la finale a Wimbledon di Matteo Berrettini prima che esplodesse il fenomeno Sinner. O meglio, dimenticati del tutto no, perché una volta l’anno a Roma si ritrovano i migliori giocatori del mondo per un torneo che rientra nei primi dieci appuntamenti più importanti della stagione.
Domenica ci sarà la finalissima, e c’è attesa per vedere di chi sarà il nome che finirà sull’albo d’oro dopo quello di Carlos Alcaraz. Un albo d’oro che, dal 2002 a oggi, vede comparire i nomi più prestigiosi del tennis mondiale: Nadal, Djokovic, Murray, Zverev, Agassi, Moya, spesso plurivincitori. Unica eccezione, nel 2003, quando a vincere fu tal Felix Mantilla: alzino la mano gli appassionati che si ricordano quale fosse il suo colpo migliore. Già perché lui, Mantilla, fu un ottimo giocatore ma tutt’altro che una star e al massimo raggiunse la posizione numero 10 della classifica mondiale. Spagnolo, terraiolo, quel giorno di 23 anni fa entrò in campo con ben poche possibilità di vincere visto che il suo avversario era uno svizzero non proprio scarso, tal Roger Federer, per molti il miglior giocatore di tutti i tempi. E invece sua maestà Roger, che a Roma non ha mai vinto e ha perso altre tre finali, due con Nadal e una con Djokovic, fu sconfitto da Mantilla in tre soli set con il punteggio di 7-5, 6-2, 7-6. Racconterà Mantilla che la sera precedente prima, fermatosi per i massaggi postpartita, era rimasto chiuso nel Foro Italico e aveva dovuto scavalcare per uscire, e che poi in albergo aveva trovato una festa con musica a tutto volume nella stanza a fianco della sua. Si era addormentato alle 4. Eppure... Oggi Mantilla, divenuto coach, spiega ai suoi allievi i segreti della terra rossa: a inizio anno si è separato da Alejandro Davidovich Fokina, che allenato da lui era salito al 14esimo posto del ranking. Prima di essere eliminato a Roma dal russo Rublev nei sedicesimi di finale, era il numero 23. Magari con Mantilla sarebbe andata meglio...
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