TRADIZIONI
Gallarate: fiamme, risotto e folla
Ad Arnate bruciata la Gioëbia. Fuoco alto, buon auspicio per il 2026
Il 2026, secondo la tradizione, sarà un anno positivo. A dirlo sono state le fiamme della Gioëbia, che questa sera - giovedì 29 gennaio - ad Arnate si sono alzate alte nel cielo, vincendo anche il freddo, tra il coro liberatorio di “brucia, brucia”.
Come ogni ultimo giovedì di gennaio, Gallarate ha rinnovato uno dei suoi riti più importanti: il rogo del fantoccio che rappresenta la “vecchia”, simbolo dell’inverno e delle paure da lasciare alle spalle.
IL ROGO: FIAMME SALGONO ALTE
Protagonista della serata è stata proprio la Gioëbia, realizzata con cura dai volontari dell’oratorio Don Bosco di Arnate, che per giorni hanno lavorato alla struttura e agli ultimi dettagli. Un impegno che, come ha ricordato la presidente della Pro loco Gallarate, Concetta Masiello, «serve a mantenere vive tradizioni che raccontano la nostra storia e rafforzano il senso di comunità». «Quest’anno bruciamo tutte le cose brutte che hanno contraddistinto la nostra città» ha detto il sindaco Andrea Cassani. «Grazie alla Pro loco e ai volontari che si impegnano ogni anno» ha spiegato l’assessore alla Cultura, Claudia Mazzetti. Presenti anche don Riccardo Festa («un’importante tradizione che va avanti») e don Paolo che ha ringraziato i bambini dell’Ic Gerolamo Cardano di Arnate e le loro famiglie perché «con le vostre poesie e canzoni avete animato la serata, siete il futuro di Gallarate».
L’EMOZIONE E IL GUSTO DELLA TRADIZIONE
Accanto al fuoco, immancabile il rito nel rito: il “Risott e Luganiga”, preparato nella celebre pentola da Guinness dei Primati. Centinaia di porzioni servite grazie al lavoro dei volontari, tra profumo di brodo, riso e salsiccia, con un ingrediente segreto che non cambia mai: l’amore per le tradizioni locali.
Tantissimi i gallaratesi presenti, poco meno di 1.500, nonostante il freddo. In prima fila i bambini, affascinati dal falò, e poco più indietro chi, come nonno Franco, di Gioëbie ne ha viste tante: «Ogni volta è sempre una nuova emozione».
Tra fiamme, risotto e voci intrecciate, Gallarate ha salutato l’inverno e guardato al futuro, ancora una volta, attorno al fuoco.
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