L’ALLARME
Indagini sulle baby gang
Diamanti e Spezzaparti i nomi dei gruppi. Carabinieri e polizia passano al setaccio i Social
Diamanti e Spezzaparti sono i nomi delle baby gang che stanno diventando il terrore dei ragazzini, almeno secondo il dirigente scolastico dell’istituto Falcone, Vito Ilacqua, che ha messo in allerta i genitori durante un incontro a metà settimana.
Ha acceso i riflettori su due gruppi di giovani del territorio che potrebbero diventare un problema per i loro coetanei. Di questi gruppi allo stato non si sa molto, ma anche se non esistono denunce formali le forze dell’ordine hanno preso molto sul serio la segnalazione arrivata dal dirigente.
Che sia stata un’esagerazione voluta fare aprire gli occhi alla sala piena di genitori o che si tratti di un primo passo per rompere il muro dell’omertà, lo diranno tempo e indagini.
Al momento, di episodi di baby gang denunciati non c’è ombra. Non si pensi quindi a ragazzi con in mano il machete, secondo lo stereotipo delle baby gang sudamericane. Piuttosto potrebbe essere spicciolo bullismo, di quello che si può trovare in molte scuole, ma questo non vuol dire che si possa snobbare il problema: decine e decine di ragazzi ci stanno male quotidianamente, vanno a scuola col terrore.
Qualcuno arriva a compiere gesti inconsulti, estremi. E allora non si può sottovalutare l’allarme lanciato dal preside, anche se negli atti ufficiali non c’è traccia di bande che accerchiano gli studenti, che li picchiano prendendoli a calci e pugni e sfoderando coltelli. E meno male.
E allora? E allora bisogna aspettare gli accertamenti degli inquirenti, bisogna capire se, come sembra, si sia di fronte ai bulli e se la scuola da sola non sappia risolvere un problema più grande di lei, perché in fondo riguarda le famiglie, tocca nel vivo la società.
Del resto le forze dell’ordine - sia gli agenti del commissariato di polizia che i carabinieri - sono spesso impegnati in progetti di collaborazione con gli istituti scolastici superiori: un legame stretto, perché prevenire o quantomeno intervenire in tempo in questi casi è fondamentale.
Questo non vuole dire che sul territorio non ci siano adolescenti che devono essere protetti e che rischino ogni istante di scivolare in contesti pericolosi, purtroppo ci sono giovani che hanno alle spalle contesti familiari problematici: con genitori poco presenti, a volte separati, a volte gravati da precedenti penali.
I bulli potrebbero anche non frequentare le scuole, non fare nulla nella vita di tutti i giorni: magari con percorsi scolastici discontinui e sporadici, magari sono iscritti alle superiori e si fanno vedere ogni tanto.
Al setaccio saranno passati i social network: di solito queste gang sono molto attive su Instagram e Tik Tok e si ritraggono in atteggiamenti aggressivi: gli inquirenti, ma anche gli stessi genitori potrebbero ricavare informazioni utili.
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