IN TRIBUNALE
Gallarate, la ladra piange davanti al gip
Furti in ospedale, la donna si giustifica: «Sono incinta e malata»
Ha pianto tutte le lacrime che aveva la quarantaduenne arrestata giovedì mattina, 25 agosto, dai carabinieri con l’accusa di rapina impropria in ospedale. Ieri mattina, scortata dalla polizia penitenziaria del carcere di Como, la donna è stata interrogata dal gip Stefano Colombo e si è aggrappata a tutte le spiegazioni possibili per allontanare da sé un coinvolgimento diretto in ciò che è accaduto al quinto piano del pronto soccorso, nell’area adibita a spogliatoio del personale delle pulizie.
La donna - nota alle forze dell’ordine per i suoi precedenti per furti commessi nelle strutture sanitarie di mezza Italia del nord e libera per affidamento in prova - ha scaricato la colpa sulla complice che è riuscita a scappare: «L’ho conosciuta alla stazione quella mattina, è stata sua l’iniziativa di rubare negli armadietti, io non c’entro nulla», ha dichiarato destando più di una perplessità nel giudice. La donna ha giocato anche la carta dei problemi personali pur di farsi scarcerare. Difesa dall’avvocato Edoardo Polerà ha confidato di essere incinta di pochi mesi e di essere oltretutto malata di tumore. E ha pure aggiunto che ad attenderla a casa c’era il suo cagnolino che oltre a lei non ha nessuno. L’avvocato al termine dell’interrogatorio ha chiesto l’attenuazione della misura cautelare, proponendo l’obbligo di firma. Il gip Colombo ha invece applicato la richiesta del pubblico ministero Martina Melita perché la quarantaduenne non è una novizia nel settore.
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