GUERRIGLIA
Maxi rissa a Gallarate: patteggiano tutti
Udienza dibattimentale per i cinque maggiorenni. In largo Camussi si scontrarono in 200
Nemmeno un anno dopo la rissa che proiettò largo Camussi su tutti i tg nazionali e sui social di mezzo mondo, tutti i maggiorenni individuati tra gli almeno duecento duellanti hanno deciso di patteggiare. All’udienza dibattimentale di oggi gli avvocati e il pubblico ministero Nadia Calcaterra arriveranno con un accordo da sottoporre al giudice Giulia Pulcina: sette mesi di pena per Angelo Cavallaro, tra gli imputati quello con più precedenti sulle spalle, collezionati anche da minorenne. Tre mesi per Leard Kuqaj, una delle ragazze coinvolte nella guerriglia (quella che su whatsapp si vantava delle mazzate assestate «ai babbi») Joy Ugo ha optato per la messa alla prova. Samuel Chiatti aveva deciso di scendere a patti con la procura a luglio, chiudendo con sei mesi, così come la coetanea che era stata solo denunciata a piede libero, Larissa Romina Mel Melem. Toccherà al giudice valutare la congruità delle proposte, ma non si pronuncerà oggi stesso. Molto probabile che rinvii ad altra data, così da avere il tempo di studiare gli atti e vagliare i ruoli degli imputati.
Gli scontri dell’8 gennaio hanno portato a galla un dato sociologico che salta all’occhio: le femmine - sia minorenni che maggiorenni - e il loro tasso di aggressività che le allontana dallo stereotipo delle donzelle da proteggere. E ciò nonostante all’origine della maxi rissa ci fosse proprio una questione di rivalità tra due bande che avevano messo gli occhi sulle stesse donne. Un regolamento di conti tra un gruppo di Cassano Magnago e uno di Malnate che attraverso i social network si dettero appuntamento in una zona neutra per ristabilire gli equilibri: quattro giorni prima, a Cassano, alcuni malnatesi avevano broccolato delle cassanesi, sconfinando dal territorio di caccia. Iniziò quindi il tam tam su Instagram, su whatsapp, attraverso messanger: «Portami quello da picchiare, ti do 200 euro e del fumo se me lo porti». Alla vigilia dello scontro, uno dei malnatesi scrisse a un cassanese: «Domani ci siete?», «sì venite in stazione alle 16.30 vi trombiamo la vita». Risposta: «E noi la madre, la zia e la sorella». E poi, a un’amica: «Non venire in centro domani perché potrebbero scapparci feriti se non morti».
Fu così che nel pieno centro di Gallarate, in una giornata di tregua dal lockdown per agevolare i saldi, si ritrovarono centinaia di ragazzi e di ragazze, buona parte di essi armata di spranghe, catene, mazze da baseball. Innumerevoli i video registrati da chi si trovava in giro per lo shopping e da chi lavora negli uffici di largo Camussi. Quando si diffuse la notizia delle indagini e delle prime identificazioni i guerrieri della notte iniziarono a tremare: «Fra, siamo fottuti...se mi arriva la denuncia mio padre mi fa cose che neanche vi immaginate». E un altro, riferendosi al video pubblicato: «Se vedi poco più a destra ci sono io...che avevo appena finito di tirare i pugni e i calci a quello là». E ancora: «Io in realtà non ho proprio organizzato ma c’ero e ho anche picchiato». «Già, ho visto...siamo fottuti».
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