L’INTERVISTA
Gallarate, un clone di Mattarella
L’ex parlamentare Buffoni e le elezioni al Quirinale
Ha vissuto in prima persona due elezioni del presidente della Repubblica. Quelle di Francesco Cossiga (1985) e di Oscar Luigi Scalfaro (1992). Andrea Buffoni, parlamentare gallaratese del Partito socialista, ricorda quei momenti delicati per il Paese e li paragona all’attualità, mentre i 1.009 grandi elettori sono in cerca di un candidato il più possibile condiviso.
IL PARTITO COMUNISTA
«Nell’elezione di Cossiga fu determinante il Partito comunista», ricorda l’ex sindaco di Gallarate. «Scalfaro arrivò dopo che Arnaldo Forlani fallì il tentativo di diventare presidente per soli trenta voti che non gli portarono i franchi tiratori guidati da Cirino Pomicino, uomo di riferimento di Giulio Andreotti. Chissà se fosse passato Forlani cosa sarebbe successo poi in Italia?». La fine della Prima Repubblica, Mani Pulite e tutto il resto sarebbero mai esistiti?
I PILASTRI ISTITUZIONALI
Domande che restano senza risposta perché la storia non si può riscrivere. Intanto Buffoni legge l’attuale scenario: «Nella situazione in cui siamo, il bis di Sergio Mattarella sarebbe la soluzione ideale». Ma finirà così? Difficile. Allora ecco che si profila la soluzione Draghi come la più probabile in questo momento ma con un difetto: «Viene meno il premier e questo non è un bene per l’Italia che dovrebbe invece basarsi sui due pilastri istituzionali incarnati da Draghi al Governo e da Mattarella al Quirinale».
LO SCONQUASSO
In alternativa va cercata una personalità che rivesta il ruolo di «clone di Mattarella» per evitare che il Paese «finisca nello sconquasso». Su Berlusconi, l’opinione di Buffoni invece è critica. Soprattutto su chi gli sta intorno: «È stato malconsigliato perché la sua figura era improponibile. Non può fare il presidente della Repubblica avendo ancora procedimenti giudiziari in corso».
LA LEGGE ELETTORALE
Come andrà a finire? Difficile dare una risposta certa. L’ex parlamentare socialista ricorda che, sullo sfondo, c’è la legge elettorale da decidere e la riforma costituzionale da applicare che riduce il numero dei parlamentari. In questo quadro ampio, però, «ogni partito pensa per conto suo. Vuole salvare il suo potere». Ciò blocca il confronto sul presidente della Repubblica. A meno che non venga trovato il clone del Sergione nazionale.
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