IL FASCINO DELLA LENTEZZA
Perché agli italiani piace lo sport delle scope
Le Olimpiadi e l’esplosione dell’amore per il curling
C’è stato un momento durante le Olimpiadi di Pechino 2022, in cui milioni di italiani si sono trovati davanti alla televisione a tifare con passione per una pietra che scivola lentamente sul ghiaccio. Non una gara di sci, non una discesa mozzafiato, ma una partita di curling: gente che cammina piano, lancia un sasso lucidato e poi spazza con foga come se dovesse pulire il salotto prima dell’arrivo degli ospiti. Eppure, funziona. Il curling piace. Eccome se piace. Pur essendo uno sport che sembra una riunione di condominio, ha un’estetica familiare. Non richiede muscoli da supereroe, anche se Amos Mosaner lo è, né velocità supersoniche. I protagonisti indossano maglie tecniche, ma potrebbero tranquillamente sembrare amici al bar che hanno deciso di fare una partita a bocce su un lago ghiacciato. E proprio qui sta il primo segreto del suo successo: somiglia a qualcosa che già conosciamo. È un incrocio tra bocce, shuffleboard e discussione strategica davanti a un caffè. Si parla molto, si ragiona, si gestisce il tiro. Non è uno sport “di forza”, ma di testa. E gli italiani, si sa, amano commentare, discutere e dire:«Io quella pietra l’avrei giocata più stretta.
Il fascino della lentezza
Poi c’è il fascino della lentezza. In un’epoca di sport sempre più veloci e spettacolari, il curling è quasi una forma di meditazione in diretta. La pietra scivola lenta, il pubblico trattiene il fiato, i commentatori parlano a voce bassa. È uno sport che si lascia guardare senza ansia. Non richiede riflessi pronti: puoi anche distrarti a guardare il telefono e la pietra sarà ancora lì, a metà pista, a fare il suo viaggio.Le scope, poi, sono il vero colpo di genio.La scena è sempre la stessa: uno lancia la pietra, il compagno inizia a spazzare freneticamente come se stesse cercando di togliere una macchia di sugo ostinata dal pavimento. È impossibile non sorridere.
La faccenda domestica
È l’unico sport olimpico in cui l’azione principale ricorda una faccenda domestica. E questo crea un’immediata empatia popolare. Il fattore Nazionale è poi un elemento decisivo: l’Italia con Constantini e Mosaner ha iniziato a vincere.Le imprese della coppia hanno trasformato il curling da curiosità televisiva a motivo di orgoglio sportivo. Ed è pure educato, quasi gentile. A differenza di molti sport, non si urla contro l’arbitro, non si protesta in modo plateale, non si simulano falli. C’è una forte cultura del fair play e spesso sono gli stessi giocatori a segnalare eventuali infrazioni.In un Paese abituato a polemiche infinite su rigori, VAR e fuorigioco millimetrici, vedere uno sport così civile ha qualcosa di rivoluzionario. Poi non tutti ne conoscono le regole e molti lo guardano senza capire esattamente cosa stia succedendo.
Lo sport “alla portata”
Ma tifano lo stesso. Perché è chiaro quando una pietra è messa bene e quando no. E perché, in fondo, sembra uno sport che potremmo provare anche noi. Il curling piace per un motivo semplice: è uno sport dove si discute, si pianifica, si gestiscono le distanze, si commenta ogni tiro e si spazza quando serve. In altre parole, è un perfetto riassunto della vita quotidiana: un po’ strategia, un po’ improvvisazione, e alla fine qualcuno deve sempre passare la scopa.
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