LA SEGNALAZIONE
“Heil Hitler” nei bagni del Falcone
La lettera di un professore della provincia di Varese che ha trovato le scritte nei bagni dell’istituto di Gallarate
“Heil Hitler”, il simbolo delle “SS”, alcune svastiche e poi altre altre scritte dai contenuti irripetibili. Sono state trovate nei bagni dell’istituto superiore Giovanni Falcone di Gallarate da un professore della provincia di Varese – che chiede di rimanere anonimo – in occasione di un incontro che si è tenuto ieri, venerdì 30 gennaio. Di seguito riportiamo la lettera del professore che si firma «docente democratico antifascista».
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Caro Direttore,
sono uno degli oltre 200 docenti della provincia di Varese che oggi (venerdì 30 gennaio, ndr) ha partecipato a un incontro nazionale a distanza presso l'Istituto Superiore Falcone di Gallarate.
Nell’intervallo, io e altri colleghi, recandoci nei bagni degli alunni (assenti dalle lezioni), riservati a noi, non abbiamo potuto non notare le scritte che vi allego.
Ci siamo chiesti: ma come è possibile, a soli 4 giorni passati dal Giorno della Memoria, in cui abbiamo ricordato i 6 milioni di ebrei uccisi dal regime nazista?
Possibile che nessuno abbia notato le scritte?
Studenti o personale addetto alle pulizie?
Siamo rimasti tutti impressionati da questo rigurgito nazifascista, che non può e non deve essere sottovalutato dalla Dirigente del Falcone.
Con molta preoccupazione.
Arcigay Varese: «Profonda preoccupazione»
Sull’episodio è intervenuto anche Giovanni Boschini, presidente di Arcigay Varese: «Qui non stiamo parlando di evocazioni astratte o di simboli lontani nel tempo. Stiamo parlando del presente e di persone reali. Un ragazzo gay, magari molto giovane, che sta ancora cercando di capirsi, di riconoscersi, entra in un bagno della sua scuola e legge frasi come queste. Davvero pensiamo che si faccia una risata? Quella persona può provare paura, vergogna, isolamento. Può iniziare a chiudersi, a tacere, ad allontanarsi».
Il fatto che «quelle scritte fossero lì da tempo, visibili, senza alcun intervento, è gravissimo - prosegue Boschini -. Il silenzio e la minimizzazione sono parte del problema. Dire che “ci sono sempre state” o che si tratta di una bravata significa normalizzare l’odio e dire, implicitamente, a chi lo subisce: arrangiati, resisti. Se non si fa nulla per prevenire, contrastare e rimuovere questi segnali, non ci si può poi stupire o rammaricare quando emergono storie di ritiro sociale, sofferenza profonda o abbandono scolastico».
«Le persone che oggi chiamiamo vittime - incalza Boschini - sono spesso persone sopravvissute a un sistema che non ha saputo proteggerle».
«I dati del Centro Arcobaleno di Arcigay Varese confermano un quadro allarmante - prosegue la nota -: nella provincia di Varese, le persone giovani sopravvissute al bullismo omolesbobitransfobico presentano un rischio significativamente più alto di ritiro scolastico e abbandono degli studi. L’odio scritto sui muri non resta sui muri: incide sul benessere psicologico e sul futuro delle persone. Per questi motivi Arcigay Varese annuncia che scriverà al Ministero dell’Istruzione e del Merito, all’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia e all’Ufficio Scolastico Territoriale della provincia di Varese, chiedendo interventi urgenti e strutturati: prese di posizione pubbliche chiare, rimozione tempestiva dei messaggi d’odio, percorsi di prevenzione del bullismo e della discriminazione, formazione del personale scolastico e tutela concreta delle persone coinvolte».
Da Arcigay Varese ricordano inoltre che «studenti, studentesse, docenti e personale scolastico che si sentano colpiti da discriminazione, intimidazione o bullismo omolesbobitransfobico possono rivolgersi al Centro Arcobaleno di Arcigay Varese, centro antidiscriminazione contattabile via WhatsApp al numero 0332 182 8050, per ottenere assistenza psicologica e legale gratuita, in un contesto sicuro e riservato, con persone professioniste formate».
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