LO SCONTRO
«Non si può parlare con un razzista»: Cassani contestato
E’ accaduto questa mattina durante l’incontro organizzato dalla Cgil sul tema dell’immigrazione
Sindaco di Gallarate contestato durante l’incontro organizzato dalla Cgil sul tema dell’immigrazione: «Non si può parlare con un razzista», la contestazione mossa all’indirizzo di Andrea Cassani da Mario Macaluso, attivista seduto tra il pubblico. L’intervento è arrivato dopo che il primo cittadino aveva messo in dubbio la posizione del sindacato a favore dell’integrazione. «Sono stranito che Confindustria e sindacato abbiano la medesima posizione. Posso capire la parte datoriale, non il sindacato», aveva detto il sindaco.
Quota 79mila
Lo scambio è avvenuto nel corso della mattinata di focus sulla presenza di stranieri in provincia di Varese che era stata organizzata proprio a Gallarate da parte della sigla coordinata a livello provinciale da Stefania Filetti, come risposta esplicita a chi sostiene la remigrazione degli stranieri. Il convegno ha mostrato il Varesotto quale un’area dove vivono 79.107 stranieri, per poco meno della metà europei. Circa 59.700 i soggiornanti non UE.
Stoccata alla Lega
«Distinguere politiche sociali e temi di sicurezza penso debba essere un obiettivo che tutte le forze politiche devono darsi, se vogliono affrontare il tema dell’immigrazione», ha detto il sindaco di Varese, Davide Galimberti. «Bisogna che ce lo diciamo: milioni di stranieri in Italia sono persone per bene. Ci sono persone che delinquono? Certo. E lì serve rigore. Su questo non si fa abbastanza e per questo credo che Vannacci abbia assunto una posizione coerente: ha capito che a proposito si fa tanta, troppa, demagogia e non si affrontano seriamente le questioni».
Eliminare il rischio sfruttamento
«Non sottostimare le contraddizioni e lavorare per risolverle», è stato l’invito della segretaria Cgil Lombardia, Valentina Cappelletti. «Se vediamo i confini come argini non capiamo cosa sono state le migrazioni nel tempo», ha detto. «Eliminare il rischio di sfruttamento delle persone straniere è il primo strumento per eliminare il rischio che quelle persone diventino sacche di concorrenza per i colleghi autoctoni. A noi non interessa l’immigrazione usa e getta. A noi interessa evitare lo sfruttamento».
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