NON SOLO CINEMA
Indiana Jones e la lezione di Mosquito Coast
L'impegno di Harrison Ford per l'ambiente nasce da molto lontano
Uno dei ruoli più intensi e sottovalutati della carriera di Harrison Ford è senza dubbio quello nel quale il leggendario Indiana Jones incarna la figura di Allie Fox. Stiamo parlando di “Mosquito Coast”, diretto da Peter Weir nel 1986 e tratto dall’omonimo romanzo di Paul Theroux, che racconta la tragica epopea di un inventore geniale e paranoico che, disgustato dal consumismo americano, trascina la famiglia nella giungla dell'Honduras per costruire un'utopia fondata sull'autosufficienza. Ma l'approccio di Fox è inconsapevolmente predatorio e coloniale: non gli interessa proteggere l'ambiente, vuole dominarlo attraverso la tecnologia, una improbabile macchina del ghiaccio che renda più fresca e vivibile la foresta pluviale.
La sua è una fuga verso la natura che si trasforma in un incubo di hybris, nel quale l'ecosistema è solo il fondale per una sorta di “egosistema” di un uomo che si crede un dio. Il film, insomma, è una sorta di avvertimento a rispettare quei confini che l’uomo, nella sua arroganza, si trova troppo spesso a oltrepassare senza curarsi delle conseguenze. Ford, fino a quel momento eroico guascone positivo a 360°, mostrò tutto il suo coraggio di interprete accettando per la prima volta un ruolo particolarmente negativo, un folle che mette a repentaglio l’esistenza della propria stessa famiglia.
Non si trattò però solo del desiderio di uscire da personaggi che lo codificassero in modo unidimensionale, ma anche di una scelta precisa legata al suo attivismo per la tutela dell’ambiente, una sorta di presa di posizione artistica sfruttando la propria notorietà professionale. Tanto che ancora oggi, a pochi mesi dal suo 84° compleanno, Ford non ha smesso di combattere proprio contro i tanti Allie Fox che pensano che la natura sia al servizio dell’uomo. Per farlo sceglie platee mirate, quelle dei giovani che lo amano ancora oggi per il suo cinema di intrattenimento e che per questo possono essere ascoltatori più sensibili alle sue parole.
È di pochi giorni fa un discorso che Ford ha tenuto all’Arizona State University e che ha avuto parecchia eco sui media americani: «Siamo di fronte a una minaccia esistenziale», ha tuonato l'attore, sottolineando come la perdita di biodiversità e il collasso climatico non siano concetti astratti, ma realtà che colpiranno i più vulnerabili. Se quindi Fox vedeva la natura come una tabula rasa da civilizzare a propria immagine, il Ford reale la descrive come un sistema interconnesso e sovrano che l'uomo sta distruggendo per pura egocentrica miopia. In definitiva, guardare Ford parlare di crisi climatica oggi significa vedere un uomo che già allora aveva ben chiara la lezione che il suo Allie Fox non ha mai imparato: la natura non è un laboratorio per le nostre ambizioni, ma la nostra unica, fragile casa. Se l'inventore di Mosquito Coast cercava di domare la selva con il ghiaccio, l'attivista Ford ci avverte che quel ghiaccio si sta sciogliendo e con esso la nostra stessa possibilità di futuro. La sua voce non è quella di un profeta solitario nella giungla, ma quella di un cittadino del mondo che invita a non ripetere l'errore di credersi padroni di ciò che ci tiene in vita.
© Riproduzione Riservata


