CANNES
Labaki, 'il Libano continua ad amare la vita, l'arte il nostro atto di resistenza'
(ANSA) - CANNES, 23 MAG - "Stasera, mentre sono invitata a
celebrare la vita, a consegnare il premio per la sceneggiatura,
non posso fare a meno di pensare al mio Paese, il Libano. Un
Paese che, fin dalla mia nascita, sembra condannato a vivere gli
scenari peggiori. Confesso che da quando abbiamo ricevuto questo
invito, io e mio marito - mio marito, che è anche qui in sala e
ci sta guardando in un certo modo - stiamo vivendo un turbine di
contraddizioni, emozioni contrastanti e incertezze. È saggio
abbandonare i propri figli e lasciare il Libano mentre il nostro
Paese è dilaniato da una guerra devastante? Abbiamo il diritto
di celebrare la vita quando la morte ci circonda?". Lo ha detto
la cineasta libanese Nadine Labaki introducendo il premio per la
sceneggiatura durante la cerimonia di chiusura a Cannes.
"Ma ricordo che, nonostante le ferite, nonostante le
ingiustizie, questo piccolo Paese, a malapena visibile su una
mappa, continua ostinatamente a gridare, a cantare, a scrivere,
a filmare, ad amare la vita - ha sottolineato Labaki - come se
l'arte fosse diventata il nostro atto di resistenza supremo.
Quindi stasera, celebriamo questo potere, il potere dell'arte,
il potere delle parole, il potere del cinema, e celebriamo anche
questa splendida sala, voi, questa energia creativa, questa
forza che può diventare uno dei più bei baluardi contro la
follia del male". (ANSA).
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