LA SVOLTA
Machete e pistole nel video trap: tre denunciati per porto d'armi
L’inchiesta sui fatti di via Como a Varese. L’avvocato: «È come se fossero abiti di scena»
Sono passati quasi cinque mesi da quando via Como fu paralizzata per la realizzazione di un videclip trap. E ora la Procura presenta il conto ai ragazzi protagonisti di quel raduno che scatenò il caos in una strada da tempo sotto i riflettori per l’allarme criminalità. A spaventare i residenti e i commercianti che chiamarono le forze dell’ordine furono machete, pistole e coltelli impugnati da alcuni dei giovani. Ed è proprio per il reato di porto di armi che tre di loro sono stati denunciati. Tra questi anche il protagonista del video, il ventenne malnatese – nome d’arte Zed – che nei giorni scorsi ha ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini per quel machete portato in strada, prima a Malnate, poi a Varese. Avviso arrivato anche a due suoi amici che erano con lui il pomeriggio del 22 gennaio: a uno, ventitreenne di Gemonio, viene contestato il possesso del coltello a farfalla trovato sotto il sedile del van Mercedes, da lui condotto, con cui i ragazzi arrivarono in via Como; all’altro, 19enne varesino, il possesso di una pistola semiautomatica.
«CRESCIUTO NEL DISONESTO»
I carabinieri, coordinati dal pubblico ministero Tommaso Ercolani, hanno analizzato i filmati della videosorveglianza comunale, oltre allo stesso videoclip del brano incriminato, “Delinquenza”, pubblicato sui social ai primi di febbraio. Un testo con strofe come “Non paga il rap, mi paga la delinquenza… Cresciuto nello sporco, cresciuto nel disonesto… svuota la cassa, l'autista aspetta fuori… ho la lista del commercio, cocaina, crack, ash, psicodroga, medicina, top”. L’inchiesta ora è arrivata al capolinea. Prossimo passo: la fissazione dell’udienza davanti al giudice monocratico. Sono di tre mesi fa, invece, le undici misure di prevenzione personali (dal foglio di via al Daspo urbano, all’avviso orale) emesse dal questore per altrettanti ragazzi ritenuti responsabili dell’interruzione del traffico (fu persino circondata un’ambulanza del 118 impegnata in un intervento di soccorso). Provvedimenti disposti sulla base della richiesta dell’Arma dei carabinieri e dell’attività di analisi e valutazione della pericolosità sociale dei giovani effettuata dalla Divisione Anticrimine della polizia di Stato. A terrorizzare chi in via Como vive o lavora fu l’improvviso arrivo di decine di ragazzi vestiti di nero, alcuni dei quali incappucciati e armati. Sul posto, dopo le telefonate al 112, giunsero pattuglie del Radiomobile, della Squadra Volante e della Digos, ostacolate e rallentate dalle manovre di un van, usato per le riprese del filmato musicale, al fine di favorire la fuga di parte del gruppo.
«COME ABITI DI SCENA»
L’avvocato Milena Ruffini, difensore di Zed, ridimensiona i fatti: «Quella scena è stata percepita come una situazione pericolosa per l’ordine pubblico, ma in realtà non denota alcun allarme sociale». E le armi? «Per quei ragazzi, che si stanno costruendo una carriera nella musica ma senza avere gli strumenti adeguati, è come se fossero degli abiti di scena. Per lui, per loro, la musica è il mezzo di redenzione, rinascita e rivalsa sociale».
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