STUDIO E LAVORO
Gli occhiali di Macron e il boom degli ottici
Le foto del presidente francese sono diventate un fenomeno virale, spingendo gli ordini di occhiali. e intanto la domanda di professionisti resta superiore all’offerta
Cercansi ottici. In un’epoca in cui molti giovani lasciano l’Italia per trovare fortuna (e lavoro) all’estero, ci sono settori, pare incredibile a dirsi, in cui la domanda di lavoro supera di gran lunga l’offerta. Che è poi proprio quel che succede anche nel ricco Nord-Ovest del Paese. Lombardia inclusa. Il tutto mentre le foto e le immagini che ritraggono il presidente francese Emmanuel Macron con un modello “speciale” di occhiali made in France ma di proprietà italiana, sono diventati un fenomeno virale e stanno spingendo gli ordini di occhiali. Con potenziale aumento, di riflesso e in prospettiva, dell’appeal della professione di ottico.
Attualmente, secondo quanto riporta Sviluppo Lavoro Italia, la società pubblica vigilata dal Ministero del Lavoro che supporta le politiche attive del lavoro, fungendo da “cerniera” tra Stato e Regioni, nel primo semestre del 2025, «nella categoria di ottici e optometristi sono stati attivati contratti per 860 lavoratori».
Oltre le cifre
Numeri considerati del tutto insufficiente a coprire la domanda della filiera. A livello nazionale, gli ottici abilitati attivi nella filiera sono 21.500, il 90% dei quali operano a livello di vendita al dettaglio specializzata. Unioncamere suggerisce che la difficoltà derivi - nella stragrande maggioranza dei casi - dalla carenza di candidati: «Eppure, chi studia per diventare ottico (in provincia di Varese uno dei riferimenti formativi è rappresentato dall’Ipc Einaudi di Varese) ha discrete prospettive davanti a sé: un giovane neodiplomato, assunto in un negozio di ottica, è inquadrato al terzo livello del commercio con una Retribuzione annua lorda (Ral) non inferiore ai 25/28 mila euro (a seconda della provincia) e ha diverse possibilità di carriera», assicurano dall’associazione che raccoglie le Camere di commercio. Per poi proseguire: «Le professioni dell’ottico e, soprattutto, dell’ottico optometrista sono molto richieste in un mercato come quello italiano che, solo per quanto riguarda l’occhialeria, ha una produzione del valore di 5,64 miliardi di euro. La filiera italiana dell’ottica ha un valore complessivo di 9,23 miliardi di euro. Un mercato pronto che richiede ottici e optometristi sempre più formati in ambito sanitario e tecnologico, ma anche gestionale e organizzativo e aperti ai confronti internazionali».
I protagonisti
A microfoni spenti, gli addetti ai lavori confidano che però tutto questo bisogno di ottici non riguarda certo negozi privati indipendenti che, per altro, di questi tempi fanno sempre più fatica. Anche che negli ultimi anni il mercato è stato fagocitato dalla grande distribuzione dell’occhiale, a sua volta acquisita dai grandi marchi italiani, ormai vere e proprie multinazionali come nel caso di Luxottica. Un fenomeno, ovviamente, più marcato nei grandi centri che non in provincia. Tuttavia, nel caso della grande distribuzione, che tiene aperti i suoi negozi sette giorni su 7 e 12 ore al giorno, in quel caso allora sì, c’è bisogno di ottici che si occupano della vendita. Ma se fino a 20 anni fa c’erano grandi possibilità sia di fare carriera sia di mettersi in proprio, ora non è più così. Anche lo stipendio: può essere allettante al primo impiego, poi però resta quello con il passare degli anni. Allo stato, la Generazione Z non sembra essere più di tanto attratta dalla professione. Anche il corso di laurea in ottica e in optometria resta ancora oggi un’opzione di nicchia. Nel 2024 l’università Bicocca di Milano, l’unica in Lombardia per l’ottica, ha sfornato 25 laureati, tre quarti dei quali donne. Se da un lato il percorso universitario, inserito nella facoltà di Fisica, non completa del tutto il curriculum di chi vuole diventare ottico - anche perché dopo la laurea è necessario sostenere l’esame di abilitazione, come candidato privatista in un istituto professionale superiore -, dall’altro, però, apre comunque strade nell’impresa privata e nel settore della ricerca anche in ambito chimico e medico.
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