ROMA
Mattarella ai giovani, scegliete il futuro, ripugnante chi rifiuta la pace
(ANSA) - ROMA, 01 GEN - "La nostra vera forza è stata la
coesione sociale nella libertà e nella democrazia: ci ha
consentito di fare dell'Italia il grande Paese che è oggi". In
15 minuti di discorso a reti unificate Sergio Mattarella
alimenta la festa laica del Capodanno aggiungendo a cenone e
spumante una ragionata dose di spunti di riflessione.
Soprattutto per i più giovani che sono il futuro della
Repubblica. Proprio da questa parola parte il capo dello Stato
illustrando una sorta di "album immaginario" degli 80 anni
trascorsi dalla scelta referendaria che tra monarchia e
Repubblica, nel 2 giugno del 1946, scelse quest'ultima. E invita
i cittadini a seguirlo nel rapido tuffo in un passato che ha
reso piano piano l'Italia "un Paese di successo". Si tratta di
un "mosaico" faticosamente composto ma che, avverte, deve essere
osservato nel suo complesso, allontanandosi dalle singole
tessere. Parte dai padri costituenti che "la mattina" litigavano
per il governo e "il pomeriggio" sapevano trovare compromessi
per il bene del Paese. Rifuggendo - spiega citando papa Leone
XIV - da violenti scontri verbali e da accuse reciproche" per
dare tutti insieme una Costituzione all'Italia. Un richiamo che
vale certamente oggi e che Mattarella consegna alla classe
politica, affinchè sulle riforme fondamentali cessino le
partigianerie politiche. E' un discorso denso, l'undicesimo per
questo presidente, che volutamente lascia da parte i temi più
squisitamente politici, sia interni che internazionali, per
concentrarsi sulla pace, sul suo significato profondo. Eppure
conferma agli italiani che sulla politica internazionale non
sono ammessi cedimenti o distinguo: la collocazione dell'Italia
repubblicana era chiara sin dalla nascita e tale rimane.
"L'Unione Europea e l'Alleanza Atlantica hanno coerentemente
rappresentato, e costituiscono, le coordinate della nostra
azione internazionale", ribadisce senza sfumature. E la pace
"non è imporre il proprio dominio o i propri interessi".
Soprattutto, e qui viene il j'accuse del presidente, è
"ripugnante il rifiuto di chi nega la pace perché si sente più
forte". Una condanna netta che il presidente sillaba dopo aver
ricordato sia i "bombardamenti sulle città ucraine" sia la
"devastazione di Gaza". "Si chiude un anno non facile. Tutti ne
abbiamo ben presenti le ragioni e, come sempre, speriamo di
incontrare un tempo migliore. La nostra aspettativa è anzitutto
rivolta alla pace", osserva amaramente. (ANSA).
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