FINO AL 7 GIUGNO
M(a)y Fiber: le trame bustocche di «Eterno desiderio»
Miniartextil 34 nelle Sale Gemelle del Museo del Tessile di Busto Arsizio è il vero cuore dell’evento diffuso. In esposizione 54 minitessili e installazioni tridimensionali
«C’è un filo che attraversa il tempo, sottile e invisibile, eppure tenace. Un filo che resiste all’usura delle stagioni, che sfida le cadute e le fratture, che continua a tessere la trama profonda dell’animo umano. È il filo del desiderio: antico, instancabile, misterioso». Così viene presentata la nuova edizione di MINIARTEXTIL 34 | Eterno desiderio, la rassegna a cura dell’Associazione culturale Arte&Arte di Como, ideata nella città lariana nel 1991 da Nazzarena Bortolaso e da Mimmo Totaro, da subito protagonista di una tournée internazionale, con sedi come Montrouge–Parigi, Caudry e Venezia, e che da qualche anno prevede una tappa a Busto Arsizio.
Miniartextil è infatti il cuore di M(a)y Fiber: promosso dall’Amministrazione comunale con l’assessorato a Cultura e Identità guidato da Manuela Maffioli, è l’evento espositivo diffuso più importante per Busto, che per il terzo anno riscopre la propria identità e riflette su temi fondamentali come la sostenibilità, confermandosi come “capitale” del tessile e della bellezza. Con una inaugurazione molto partecipata, la scorsa domenica sono state presentate alcune delle iniziative che scandiranno – come il suono degli antichi telai – diversi momenti e luoghi della città. Ospitata nelle Sale Gemelle del Museo del Tessile, Miniartextil si muove su un doppio binario, proponendo da un lato i noti “minitessili”, 54 opere di artisti che hanno lavorato su un formato cubico di 20x20x20 centimetri, e dall’altro grandi installazioni di fiber art realizzate da artisti internazionali in dialogo con l’architettura industriale della sala.
Il tema del desiderio non indica solo mancanza, ma una spinta capace di generare movimento, immaginazione e cambiamento, motore inesauribile per ogni uomo e per la società intera. Tra trame e orditi, fili intrecciati e gesti ripetuti, ogni opera di arte tessile può diventare un frammento di una storia più ampia: una domanda aperta, un pensiero sospeso, un desiderio condiviso. Così per KASKADE (V.1), 2023, della siberiana Katharina Lehmann, che presenta un sipario trasparente fatto di acrilico, filo (6 chilometri), acciaio, specchi. Un velo separatore che in realtà unisce, grazia alla trama sottile dei fili. Diaframma o ponte tra oriente e Occidente è Untitled >19 dell’artista curdo-iraniano Hiva Alizadeh: un tessuto sospeso composto di capelli sintetici su tela, a imitazione degli arazzi della tradizione persiana riletti in chiave contemporanea. Anche l’artista nigeriano Samuel Nnorom riflette su identità e appartenenza, con le sue sculture realizzate con ritagli di tessuto Ankara, un tessuto stampato a cera originario dell’Indonesia e successivamente introdotto in Africa dal colonialismo olandese. Joana Vasconcelos, con le sue grandi composizioni di intrecci a uncinetto montate su supporti di mogano (torte della nonna o pasticcini, come l’opera in mostra), rilegge con ironia e spirito critico temi legati all’identità, al potere simbolico e alla rappresentazione femminile. Tra le grandi opere anche una dell’artista di Busto Arsizio Paolo Gonzato, che con le sue installazioni di tessuti crea un Sipario che indaga la relazione tra spazio, materia e percezione. La seconda Sala Gemella ospita Tessuto sociale di Pino Ceriotti, artista di Busto Arsizio, cresciuto in una famiglia legata da generazioni all’industria tessile. Campionari di stoffe e scampoli, vengono accostati e cuciti in grandi teleri su cui poi dipinge: un processo “liberatorio”, che rappresenta il compimento di un percorso. Il tessuto sociale, spiega Ceriotti, è la lunga trama della mia vita, esperienze, viaggi, persone. Soprattutto sguardi, quelli che dall’alto dei teleri appesi restituiscono incontri reali e ideali: persone conosciute durante i viaggi nel mondo, ma anche figure simboliche della cultura contemporanea e spirituale. Nell’incontro con lo sguardo dell’osservatore, si crea un intreccio di relazioni, un dialogo tra culture.
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