L’OMICIDIO DI CAIRATE
«Non voleva uccidere. Michele va assolto»
Delitto Bossi. Depositato il ricorso in appello dell’avvocato di Caglioni
Michele Caglioni e Douglas Carolo, diversi come il giorno e la notte. Accomunarli sotto l’ergastolo con isolamento diurno di nove mesi, a parere dell’avvocato Nicolò Vecchioni, «è giuridicamente e logicamente insostenibile». Poggia su sette motivi il ricorso in appello depositato ieri, martedì 28 aprile, dal difensore del ventiduenne condannato lo scorso 16 dicembre alla pena perpetua per l’omicidio di Andrea Bossi, il ventiseienne ammazzato la sera del 26 gennaio nell’appartamento di Cairate in via Mascheroni.
La corte d’assise presieduta dal giudice Rossella Ferrazzi (Daniela Frattini e la giuria popolare a latere) ha posto il giovane sul medesimo livello di Carolo, laddove - si legge nelle ottantuno pagine di impugnazione - Caglioni viveva una evidente condizione di subordinazione e dipendenza psicologica dall’amico.
SOLO UN FURTO
Michele non voleva uccidere. Credeva, aderendo al piano di Douglas, di dover partecipare a una razzia di denaro e gioielli in casa di Andrea. Ciò che invece accadde a parere della difesa fu «iniziativa improvvisa, autonoma e imprevedibile del solo Carolo». Dunque Caglioni andrebbe assolto o comunque giudicato per il concorso anomalo: non sussistono, secondo l’avvocato. le aggravanti speciali della premeditazione (che si basa solo sulle dichiarazioni dell’allora fidanzata di Caglioni) e del nesso teleologico, ossia l’aver commesso l’omicidio per poter compiere la rapina. E se i giudici della corte d’assise d’appello di Milano dovessero accogliere questa tesi, il ventiduenne avrebbe diritto ad accedere al rito abbreviato, quindi allo sconto di un terzo sulla pena.
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