WATERLOO OLIMPICA
I Giochi e le lacrime di coccodrillo
I feroci rettili popolano le acque delle gare. Panico fra i canottieri
Beato Gregorio Paltrinieri, viene da dire. Forse qualcuno lo ricorderà, ma uno dei problemi principali e più grotteschi emersi durante le Olimpiadi di Parigi del 2024 fu quello dell'igiene della Senna che, da spettatrice disinteressata della Rivoluzione francese è stata, con scarsa lungimiranza, trasformata in protagonista delle gare di nuoto in acque libere. Acque reflue, si disse, considerata la qualità pessima, praticamente una fogna, che finì per causare anche malori e qualche conseguenza più a lungo termine agli atleti, vista la presenza di topi e di quelli che gli scienziati chiamano “coliformi fecali”, Merde, pronunciato rigorosamente alla francese per citare il generale napoleonico Cambronne di fronte alla richiesta di resa a Waterloo. Ma, se la Waterloo olimpica rischiava di essere quella della Senna, per tornare a Paltrinieri, la situazione al prossimo giro rischia di essere ancor più catastrofica e, se il nostro campionissimo seppe destreggiarsi nuotando fra i ratti, non rischiò nulla se paragonato ai canottieri che prenderanno parte alle Olimpiadi che si svolgeranno a Brisbane nel 2032. Immaginate di essere a Rockhampton, nel Queensland, sulla vostra barca che vogate nel fiume Fitzroy tenendo d'occhio gli equipaggi tedeschi o rumeni nella corsia di fianco. Siete sereni, perché anche se l'acqua dovesse essere lercia come quella della Senna, voi siete belli paciarotti sopra il vostro “due con”. Ma, improvvisamente, ecco che vedete spuntare dall'acqua due occhi. E mezzo metro più avanti due narici. Non un volgare topastro, perché quando emerge anche tutto il resto, vi accorgete di avere al vostro fianco un esemplare della più grande specie di coccodrilli del mondo. Ebbene sì, perché le acque del fiume che ospiterà le gare sono popolate proprio da questi simpatici predatori la cui lunghezza, come documentato da un ritrovamento proprio nel Queensland, può tranquillamente superare gli otto metri. Se siete fortunati, potrebbe trattarsi di un coccodrillo di Johnson che, poverino, è considerato una razza nana, raggiungendo “appena” i tre metri. La autorità della zona si sono affrettate a rassicurare tutti: «Si regata in quelle acque fin dal 1850 e non ci sono casi di aggressioni ad atleti da parte dei coccodrilli». E gli ha fatto eco David Crisafulli, primo ministro del Queensland: «Se va bene fare canottaggio nel Fitzroy per un ragazzino del Queensland, va bene anche per Pierre da Parigi». Dall'altra parte, però, gli esperti di canottaggio ritengono l'idea una follia. Premesso che fra una persona che bada ai propri interessi e uno scienziato ci fidiamo maggiormente del secondo, nei panni del Comitato Olimpico chiederemmo lo spostamento in un placido lago, aggrappandoci al fatto che gareggiare su un fiume, peraltro con la tendenza a esondare, potrebbe non garantire la regolarità delle gare. Soluzione salomonica ma efficace perché, d'accordo che questi giganti dei fiumi non sono aggressivi come li dipingono, ma è chiaro che, se al vostro feroce compagno di viaggio verso il traguardo dovesse venire un certo languorino, non basterebbe citare il protagonista de “Lo squalo” col suo proverbiale «Ci serve una barca più grossa».
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