IN TRIBUNALE
Omicidio a Castelveccana, scontro sulle parti civili
Attesa per il 13 aprile la decisione del giudice
Nuova udienza preliminare davanti al gup Marcello Buffa per la morte di un giovane marocchino ucciso nei boschi dello spaccio. I due imputati, un ex maresciallo dell’Arma accusato di omicidio, 54 anni, e un luogotenente chiamato a rispondere di averlo “coperto”, 56 anni, hanno chiesto infatti il rito abbreviato, subordinando però la richiesta all’esame di alcuni testimoni.
Ma al centro dell’udienza di oggi, giovedì 19 febbraio, c’è stata soprattutto la costituzione di parte civile: la discussione verte attorno all’ammissibilità della richiesta presentata da otto famigliari della vittima, ossia i genitori e sei tra fratelli e sorelle.
La decisione è attesa per la prossima udienza, fissata per il 13 aprile.
LA VICENDA
La vicenda risale al 10 febbraio 2023, quando Nachat fu ucciso durante un servizio antispaccio dell’Arma nei boschi della zona delle Cascate della Froda, nel territorio di Castelveccana. Secondo la ricostruzione dell’accusa, l’allora maresciallo del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Luino (in seguito si è congedato), impegnato in abiti civili con altri due militari, avrebbe sorpreso il giovane nascosto tra la vegetazione. Dopo la fuga dello straniero lungo un pendio, il carabiniere avrebbe esploso prima due colpi con la pistola d’ordinanza, andati a vuoto, e poi quattro colpi con un fucile a pompa di sua proprietà. Uno dei proiettili, di gomma, colpì mortalmente Nachat al torace. La perizia balistica ha collocato la distanza di sparo tra i sei e i nove metri.
Al maresciallo, oltre all’omicidio, viene contestata anche la falsità ideologica per quanto dichiarato nell’annotazione di servizio inviata il giorno successivo in Procura. Secondo l’accusa, avrebbe sostenuto di essere stato minacciato con un’arma dalla vittima, circostanza smentita dalle indagini: sulle mani del giovane non sono stati trovati residui di sparo e nel bosco non è stata rinvenuta alcuna pistola.
Il luogotenente è invece accusato di favoreggiamento e depistaggio. Gli viene contestato di non aver informato immediatamente il pubblico ministero dell’omicidio, nonostante fosse a lui noto che lo straniero era stato colpito da un’arma da fuoco, e di aver manomesso lo stato dei luoghi, omettendo i rilievi sui bossoli rinvenuti e fornendo dichiarazioni ritenute false o incomplete.
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