IL CASO
Pappagallo malato. Ma era una truffa
«Lo stiamo curando con terapie costose». Due allevatori recidivi a processo a Busto Arsizio
I truffatori approfittano di qualsiasi debolezza, sia essa dovuta all’età, a un legame sentimentale, all’amore per gli animali. I due allevatori amatoriali di pappagalli che domani mattina, lunedì 2 febbraio, compariranno davanti al giudice Daniela Frattini si presero gioco del proprietario di un uccello esotico per il cui benessere l’uomo non avrebbe mai badato a spese.
UN MESE DI SCUOLA
Quando il padrone della amazzone aestiva intuì il raggiro si presentò a casa della coppia per chiedere spiegazioni e scoppiò un putiferio: volarono schiaffi e pugni e dovettero intervenire i carabinieri. L’imbroglio era stato ben architettato: gli allevatori si facevano pubblicità sul sito Subito.it, proponendosi come educatori e addestratori di volatili dal carattere difficile. L’amazzone era affettuosa giocherellona come tutti i suoi simili, ma era anche chiassosa e un po’ indisciplinata. «Ce la lasci un mese, tornerà educata e composta», assicurarono gli imputati. I trenta giorni di scuola sarebbero costati 370 euro, al proprietario venne chiesto un anticipo di 100 euro. Qualche giorno più tardi, ad agosto 2024, ricevette la telefonata della coppia che lo avvisava di un problema di salute del pennuto: «Ha una grave malattia che porta alla morte, lo stiamo curando con terapie costose e lo abbiamo sottoposto a un’endoscopia». Tutto ciò, ovviamente, per accrescere il guadagno. L’uomo si preoccupò molto e corse all’indirizzo dell’allevamento.
COME HITCHCOCK
In realtà era un appartamento, nel quale svolazzavano e strillavano una sessantina di pappagalli, evidentemente sacrificati in un ambiente non idoneo, all’interno di un condominio e privo di qualsiasi autorizzazione. I carabinieri chiesero l’intervento dei colleghi forestali che avviarono un’indagine. La coppia – nota per episodi analoghi commessi in passato – venne denunciata anche per la detenzione di un kakariki, specie protetta dalla Convenzione di Washington, e di un parrocchetto guance verdi, pure lui tutelato dal Cites. Il proprietario dell’amazzone aestiva – che si distingue per il colore azzurro della fronte – tornò a casa con il suo uccello e domani si costituirà parte civile con l’avvocato Fausto Moscatelli. Gli imputati si difenderanno dalle accuse sostenendo la legittimità della loro attività e negando ci fosse in corso un tentativo di truffa. Tuttavia, l’esame veterinario, escluse patologie, somministrazione di farmaci e diagnosi endoscopiche.
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