TAGLIO DEL NASTRO
"Profezie per la pace": mostra a Busto Arsizio
Presentato l'allestimento al Museo del Tessile
Al museo del Tessile di Busto Arsizio approda la mostra itinerante “Profezie per la pace“: un viaggio tra le ferite dei conflitti contemporanei e la tenacia di chi getta semi di riconciliazione. L’iniziativa, ospitata in città per i 50 anni della cooperativa Rezzara (scuole Gallazzi, Costamagna e Pascal), nasce nel 2022, in risposta a un appello di papa Francesco: il pontefice invitava ad accompagnarlo nella «profezia per la pace», appunto, in mezzo all’orrore di quella che lui definiva «terza guerra mondiale a pezzi». Lo spunto viene raccolto da Cristina Zeni e altri insegnanti di Torino, e sviluppato insieme a docenti e studenti di scuola superiore in varie città italiane.
Fra questi Tommaso Sperotto, che insegna a Milano, e che ieri sera (venerdì 6 febbraio) ha presentato l’esposizione al Tessile, in un incontro promosso dalla cooperativa Rezzara, dal Comune di Busto Arsizio e dal centro culturale Synesis, e moderato da Benedetta Maino, docente del liceo scientifico “Arturo Tosi”, precedentemente dietro le cattedre del “Pascal”.
«Che cosa dire di originale sulla guerra, sulla pace? Il primo impatto è stato un oscillare tra un senso di impotenza e la tentazione a una borghese indifferenza. Ma il papa aveva usato una parola peculiare, ci abbiamo riflettuto molto – racconta il professor Sperotto – E allora da qui, dalla parola “profezia” è sorta un’intuizione metodologica: dovevamo trovare dei testimoni di pace, delle persone che vivono e che operano in questi contesti». Trovare dei profeti, in un certo senso, ossia persone che «comunicano una possibilità che a priori sembrerebbe impossibile». Per questo il percorso allestito al Tessile (come nelle città che hanno preceduto Busto, e in quelle che ospiteranno “Profezie per la pace” nei prossimi mesi) si articola in un dualismo eloquente.
Il visitatore viene inizialmente immerso in una “stanza della guerra”, per così dire, dove si confronta con dieci scenari di crisi: Israele e Palestina, Libano, Siria, Myanmar, Colombia, Haiti, Sudafrica, Rwanda, Sarajevo. È un’indagine su quella «dissolvenza dei volti» in cui la violenza trova la sua radice, secondo le celebri parole di don Tonino Bello: il “volto dissolto” è «la rinuncia a guardare l’altro come tale, considerandolo solo in funzione del proprio potere», commenta la professoressa Maino.
Ma la mostra non si limita a studiare la sofferenza. Una sezione simile a un tunnel guida verso una via d’uscita, conducendo a un secondo ambiente dedicato a chi costruisce il bene dentro la guerra: tra le testimonianze spicca il Parents Circle Family Forum, che unisce famiglie israeliane e palestinesi nella condivisione del dolore per la perdita dei figli. «L’incontro con una di queste storie può essere come un orizzonte che si allarga, permettendo di confrontarsi con altre persone che si interessano alle possibilità di pace – sostiene Maino – Persone che ti fanno capire che questa è un’impresa comune, come una commozione, un cum-movere che è letteralmente un “muoversi insieme”».
L’allestimento di “Profezie per la pace” nel complesso rinuncia a soluzioni estetizzanti, inserendo pannelli esplicativi redatti con cura all’interno di un contesto freddo, spoglio e spartano, che sembra voler “ingabbiare” il visitatore fra recinzioni in rete metallica. «Entrando qui, ho colto subito un senso di chiusura», dichiara infatti Chiara Colombo, assessore alle Politiche educative di Busto Arsizio: «Si passa in mezzo a delle grate, che rappresentano quella chiusura, quella paura di superare le difficoltà. E solo insieme possiamo uscirne».
L’entusiasmo del Comune per l’iniziativa si deve soprattutto a Manuela Maffioli, assessore alla Cultura, che sottolinea l’orgoglio di «sentirsi parte di un percorso, di un progetto, di un disegno insieme a tante altre città d’Italia, fra cui anche capoluoghi di regione come Torino e Milano». Maffioli ribadisce che «dalla professoressa Maino è partita la scintilla che ha portato a Busto “Profezie per la pace”», descritta come «una mostra che non solo deve essere vista e attraversata, ma da cui essere visti e da cui farsi attraversare». Presenti alla serata di ieri anche gli assessori Alessandro Albani, Matteo Sabba e Paola Reguzzoni, oltre al presidente del centro culturale Synesis, Marco Grampa, che ha evidenziato il valore di un’esperienza «che ci invita a uscire dalla nostra comfort zone, per aprirci verso l’altro. Quando la cooperativa Rezzara ci ha chiesto di collaborare – aggiunge Grampa – abbiamo accettato subito».
“Profezie per la pace” è aperta dal lunedì al venerdì al pomeriggio (15.30-18.30), e sabato e domenica tutto il giorno (10-13 e 15.30-18.30). Mercoledì prossimo, 11 febbraio, sarà aperta anche la sera, dalle 20.30 alle 22.30. L’iniziativa si concluderà domenica 15 febbraio, alle ore 21, con l’incontro con suor Azezet Habtezghi Kidane, missionaria comboniana. Modererà l’appuntamento Silvestro Pascarella, direttore di “Prealpina“, presso la Sala Tramogge dei Molini Marzoli.
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