ALL’ORATORIO
Donne e bambini accolti a Samarate
Ieri sera l’arrivo di settanta profughi dopo una fuga interminabile
Natalyia Serediuk ha 33 anni, vive da otto anni e mezzo nel vicino comune di Ferno. Ha riabbracciato dopo otto anni e mezzo i suoi tre figli Volodymir e Viktor, gemelli di 11 anni, e Nazari di 15. La loro nonna li ha accompagnati fino al confine, poi il viaggio in bus, l’arrivo a Samarate e l’abbraccio con mamma. Alona ha 38 anni e Dasha, suo figlio, ne ha 11: vivevano a Kiev e, raccontano, «abbiamo vissuto quattro giorni in un bunker in una cantina, abbiamo avuto paura delle bombe, ora siamo finalmente in Italia». Vitaly ha 16 anni, a 10 chilometri dalla sua casa scoppiano le bombe, il papà ed il fratello stanno combattendo. Tutti prima o poi vogliono tornare in Ucraina, in un paese libero, ma ora dicono “Grazie Samarate”.
VOLTI SCAVATI MA FELICI
I loro sono volti scavati e simbolo del dolore e della sofferenza, ma sono anche volti felici quelli dei circa settanta profughi provenienti dall’Ucraina sconvolta dalla guerra. Mamme con ragazzini e con bambine e bambini, in qualche caso di pochi mesi e di pochi anni, che hanno percorso per giorni centinaia di chilometri a piedi da Kjev, da Chernobyl, da Dnipro, da Leopoli. Sono arrivati ieri sera, lunedì 7 marzo, dopo un viaggio di tre giorni lungo tremiladuecento chilometri, dalla frontiera polacca di Przemysl: in Italia saranno ospiti a tempo indeterminato, fino a che non terminerà la guerra, di famiglie di Samarate, Busto Arsizio e paesi del circondario territoriale.
L’ACCOGLIENZA
Ad accoglierli in piazza Italia le famiglie che li ospiteranno, il sindaco Enrico Puricelli in fascia tricolore, il vicesindaco Nicoletta Alampi, la Protezione Civile. Poi tutti al vicino oratorio di via Marconi. A mangiare finalmente un piatto di pastasciutta, dolci e pizzette e a provare anche a sorridere. «Benvenuti - ha detto Puricelli -. Questa è la mia, è la nostra Samarate, la città dal grande cuore». Sono arrivati attraverso il progetto “Convoglio Solidale” che ha unito l’associazione Noi con Voi di Samarate e Castano Primo, la Banca del Tempo di Gallarate, Vita a Colori di Arsago Seprio e Croce Rossa di Busto Arsizio, a bordo di quattro pullmini ed un pullman dopo un lungo viaggio.
IL TRAUMA
«I bambini sono scioccati - racconta ancora commosso Carlo Santino Puricelli (Noi con Voi) -. Hanno subito un trauma, hanno accanto la loro mamma ma non vedono più il loro papà, la loro casa, i loro amici costretti improvvisamente da un giorno all’altro alla fuga, ad abbandonare la loro normalità». Famiglie, bambini che sono già stati per la maggior parte già ospiti delle famiglie del territorio che, ogni estate, ha portato in Italia da qualche anno numerosi bimbi dell’area Chernobyl. «È impossibile descrivere quello che ho visto - racconta Carlo Puricelli -. Alla frontiera di Medyka ho visto persone che non sapevano dove andare: è intollerabile nel 2022 non abbiamo imparato nulla, ma sono orgoglioso di una rete d’aiuti. C’erano tante persone da tutta Europa, dal mondo. Ed erano tutte per loro».
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