IL SETTIMANALE
Protagonisti nel mondo pedalando sulle strade di casa
Ogni settimana vi racconteremo le sfide economiche partendo dagli approfondimenti sul territorio
I tempi e i fatti sono quelli che sono, straordinariamente interessanti. Sì, è vero, non sono belli, sono brutti, anzi bruttissimi, diciamo infami se solo diamo un’occhiata alle guerre in corso e alle vite perse. È tutta una battaglia: per una fetta di terra dove piantare una bandiera, per accaparrarsi i minerali rari, per il petrolio, per il gas, per assicurarsi un passaggio migliore sulle rotte marine, per conquistare una centrale nucleare, per i dazi commerciali. Presto toccherà anche all’acqua, senza la quale non c’è vita. Umana, animale e digitale. I Data center per l’Intelligenza Artificiale e i sistemi per la transazione finanziaria delle criptovalute ne consumano quantità da fantascienza sia per produrre elettricità sia per il raffreddamento degli impianti. E dietro le guerre e le lotte di potere, e ormai pure davanti, ci sono gli affari. Che c’erano sempre stati ma ora sono direttamente (e spesso di persona) seduti ai tavoli dei negoziati formali e informali per una pace o per evitare o rimandare un’altra guerra.
L’uragano Trump ha schiantato l’ordine mondiale che conoscevamo e non c’è rianimazione che tenga. «È defunto», come ha detto Mario Draghi. Facciamocene una ragione. Compreso il fatto che le monete a partire dal dollaro, i titoli di borsa, l’oro, l’argento, le materie prime e mille altri strumenti finanziari e non finanziari che sono prezzati continueranno a pendolare tra salite e discese. Come prima ma ora con maggiore intensità e per i più disparati motivi (come una rivelazione che spunta dagli “Epstein files”, miniera di orrori, ricatti planetari, manovre politiche, ad esempio).
La de-globalizzazione è in corso per uno schema, anche politico, che s’è rotto. Ma d’altra parte la mondializzazione spinta delle connessioni (si pensi all’onnipresenza permeante dei social network) e l’affermarsi di nuove relazioni internazionali (mi imponi un dazio? Ok, mi cerco un altro mercato) testimoniano la ricerca di altri equilibri. Nessuno può tirarsi fuori rintanandosi in un angolo.
Dunque sì, viviamo tempi e fatti straordinariamente interessanti. Che, quando calano sui tavoli di un giornale, vanno spiegati e presentati ai suoi lettori, sulla carta o sul web non fa differenza, per fornire loro un servizio migliore, il più completo possibile. Potremmo ricorrere alla formula sempreverde della “bussola per l’economia e la finanza” ma “EconomixWeek”, il nuovo inserto settimanale della Prealpina, intende fare un passo in più. Intanto perché è parte integrante del progetto “EconomxLAB” che comprende i workshop e le altre iniziative proposte nel 2025 che saranno consolidate per tutto il 2026. E poi perché, partendo dall’economia e dal territorio in cui è radicata la Prealpina, si punta a valorizzare e stimolare un’area – quella della provincia di Varese, da Milano alla Svizzera – che per storia d’impresa vissuta sa interpretare bene “il modello glocal” di successo: pedalare forte sulle strade di casa ma con l’ambizione di un pensiero più largo grazie al quale si diventa attori, anche protagonisti, fuori casa, nel mondo. Una propensione che i dati sull’export manifatturiero, con Varese ai vertici della regione Lombardia per tasso di crescita, mostrano con chiarezza e non da oggi.
Ma non bisogna accontentarsi, e EconomixWeek non lo farà. Con l’aeroporto di Malpensa snodo strategico per il Nord e l’Italia tutta; due Università; l’Europa dei maggiori partners commerciali, Germania e Francia, a due passi e un patrimonio culturale e turistico di prim’ordine, quest’area può crescere di più. Non solo in chiave di Pil (è previsto quest’anno salire all’1% rispetto allo 0,7 nazionale) ma anche in termini di fiducia, dinamismo sociale e imprenditoriale, promozione dell’innovazione, capacità decisionali delle amministrazioni pubbliche, attrattività dei giovani, attenzione per gli anziani, sicurezza. EconomixWeek è pronto a fare la sua parte.
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