VERSO IL PROCESSO
Proteste a Gallarate, «in 22 a giudizio»
Depositata la richiesta della Procura per i fatti di via Curtatone

«Paradossalmente, l’ho fatto per difendere la legalità e lo rifarei. Lo dico con rammarico, non lo dico con gioia: oggi per far valere i diritti dell’ambiente e degli animali non basta più raccogliere firme e dimostrare che le leggi sono dalla tua parte, bisogna metterci il corpo, fare delle azioni». Cinzia Colombo, ex assessore ai tempi della giunta Guenzani, è tra le 22 persone coinvolte l’estate scorsa nel presidio di via Curtatone per le quali si sono chiuse le indagini e si profila il rinvio a giudizio. Per quasi due mesi comitati ambientalisti e gruppi anarchici si allearono per cercare di evitare – o ritardare – l’abbattimento delle piante sull’area dove oggi sta nascendo la nuova scuola per Cajello e Cascinetta.
«Mi sento come se fossi salita anch’io sugli alberi, se fossi stata più giovane l’avrei fatto. Lo dirò anche al processo: oggi purtroppo le altre vie sono inutili. Chi governa dice: “Mi hanno eletto e faccio quello che voglio”», commenta Colombo.
All’ex amministratrice viene contestata l’occupazione del terreno appartenente al demanio comunale, ma altri attivisti devono rispondere anche della resistenza opposta in via Curtatone.
Esattamente un anno fa – era il 31 agosto – dal bosco dove il gruppo dei Tanuki aveva allestito strutture in cima agli alberi per evitare l’arrivo delle motoseghe – partirono alcuni sassi contro le forze dell’ordine. “Avevano il volto coperto, sono cadute le recinzioni e sono partiti i sassi”, raccontarono allora i testimoni.
Servizio completo sulla Prealpina in edicola giovedì 28 agosto
© Riproduzione Riservata