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Quei ragazzi normali dietro ai Take That
L’ascesa, la caduta e la reunion da record dell’iconica boy band inglese. La docuserie in tre puntate ripercorre i trentacinque anni di carriera
A livello temporale, le tre puntate copriranno circa trentacinque anni di storia. A livello emotivo, valgono però molto di più. In attesa di essere rilasciata su Netflix martedì 27, Take That è la serie documentaristica che racconta la parabola musicale della celeberrima boy band britannica, segnalatasi negli anni Novanta come uno dei principali fenomeni da classifica a livello planetario. Diretta da David Soutar, la produzione si avvale della partecipazione di tutti e cinque i membri del gruppo, in particolare del trio tuttora attivo composto da Gary Barlow, Howard Donald e Mark Owen. Ma, appunto, all’appello non mancheranno gli altri due compagni di viaggio: Jason Orange e Robbie Williams, colui che dopo la fuoriuscita dal progetto è diventato una della massime popstar degli ultimi decenni.
La struttura narrativa sembra essere abbastanza lineare. Partirà dalle umili origini dei Take That, formatisi a Manchester nel 1990 grazie all’intuizione del manager Nigel Martin Smith. Un inizio complicato, con qualche singolo di poco successo e tanta gavetta per i locali notturni inglesi, fino all’entrata in classifica del brano It Only Takes a Minute, nel 1992, e l’esplosione commerciale dell’album Everything Changes dell’anno successivo. La serie procede dunque con un’analisi della scalata al successo del quintetto, soffermandosi sulla gestione della celebrità tramite interviste ai diretti interessati. Affronterà poi la drammatica rottura verificatasi nel 1996, dopo la quale Owen, Barlow e Williams avrebbero intrapreso la carriera solista. E poi il lieto fine: la reunion avvenuta dapprima nel 2005, senza Williams, e poi cinque anni più tardi, con il ritorno del cantante di Stock-on-Trent a suggellare uno dei comeback più straordinari del pop britannico. Take That non è però un semplice elogio della boy band, ma il racconto di un’amicizia che, come tutti i rapporti umani, ha avuto picchi e ricadute. È la storia di una passione comune segnata da visioni differenti, le quali nonostante ciò hanno trovato alla fine un equilibrio che travalica dispiaceri o aspirazioni.
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