FINITI I LAVORI
Riecco il campanile: San Giulio torna ai castellanzesi
È l’ottava torre più alta d’Italia. Le campane hanno suonato dopo sette anni in occasione della festa patronale
Quando le campane sono tornate a suonare per la prima volta dopo più di sette anni, gli occhi di molti dei castellanzesi radunati in piazza si sono fatti lucidi: in occasione della festa patronale di San Giulio – questa mattina, domenica 1° febbraio –, la città di Castellanza si è stretta intorno al proprio campanile, quello della chiesa di San Giulio appunto, per celebrare l’ufficiale conclusione dei lunghi (e onerosi) lavori di restauro.
LA TERZA TORRE DELLA LOMBARDIA
«Aspettavo questo momento da sette anni e otto Natali, quindi mi perdonerete se sarò un po’ più prolisso del solito – ha commentato don Gianni Giudici, il parroco della Comunità pastorale dei Santi Giulio e Bernardo, visibilmente emozionato –. Quello di oggi è un momento di grande gioia e soddisfazione. Restituiamo alla città l’ottava torre più alta d’Italia e la terza della Lombardia, dopo il Torrazzo di Cremona e il Matitone di Lecco. Oggi possiamo ammirare il nostro campanile nella sua bellezza, anche se la colonna del montacarichi deve ancora essere smontata. La cuspide è stata demolita e ricostruita ed è stato restaurato anche il castello delle campane, che rappresentano la voce della nostra comunità».
«CASTELLANZA NON SI TIRA MAI INDIETRO»
Il parroco ha poi voluto ringraziare pubblicamente tutte le maestranze che in questi anni si sono date da fare perché i lavori di restauro andassero a buon fine – «in particolare l’architetto Gianluca Rimoldi, che ha coordinato il tutto, e i rappresentanti del Consiglio affari economici della Comunità pastorale Paolo Zaupa e Daniele Colombo. Per tutto questo tempo ho potuto dormire sonni tranquilli perché sapevo di poter contare su di loro» –, ma anche Fondazione Cariplo e i tanti parrocchiani che hanno dato un contributo economico: «Sono già stati raccolti 763mila euro e ne mancano ancora 88mila. Castellanza non si tira mai indietro quando c’è da dimostrare la propria generosità. Grazie di cuore a tutti».
UN SIMBOLO PER LA COMUNITÀ
Monsignor Bruno Marinoni, vicario episcopale per gli Affari economici, che ha celebrato la Messa con cui sono culminati i festeggiamenti per la patronale, ha sottolineato: «Il campanile è un simbolo, un’opera che rimane nel tempo e che una comunità riconosce come sua. Le strutture di mattoni in sé non hanno significato, ma lo assumono perché raccolgono e tramandano le tantissime storie delle persone che da lì sono passate nel corso del tempo». Sulla stessa lunghezza d’onda il sindaco di Castellanza, Cristina Borroni: «Oggi tutta la nostra comunità si stringe intorno ai propri simboli, ricordando che esistono principi e valori capaci di unire tutti, al di là di ogni contrasto e divisione. Ricordiamone l’importanza».
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