CORTE D’ASSISE
La moglie uccisa, le lettere ai figli, il perdono impossibile
Delitto Stabile a Samarate: iniziato ieri il processo a Vincenzo Gerardi
Nemmeno uno sguardo tra Vincenzo Gerardi e i figli, algido distacco anche con la madre, il padre e la sorella di Teresa Stabile. Era dal 16 aprile dell’anno scorso che la famiglia non si ritrovava nella stessa stanza, per mesi il cinquantottenne ha cercato un contatto epistolare con Alessio e Christian ma i ragazzi non lo perdonano.
Inopportuno
«Quelle lettere sono state una vera e propria intrusione», commenta l’avvocato Cesare Cicorella, difensore con Simona Cicorella dei figli. Ieri mattina si è aperto il processo in corte d’assise per l’omicidio della cinquantacinquenne. Si sono costituiti parte civile anche i genitori e la sorella della vittima con il patrocinio dell’avvocato Manuela Scalia. Il difensore dell’imputato, Vito Di Graziano, si è opposto all’acquisizione degli atti («non è un processo in rito abbreviato») e ha chiesto la riunione del fascicolo con quello aperto per violenza privata nei confronti del primogenito. Il presidente Giuseppe Fazio (a latere Giulia Troina e i giudici popolari) ha rigettato e rinviato l’udienza al 20 febbraio. La vicenda è molto semplice nella sua insensata crudeltà: Teresa dopo quarant’anni di matrimonio vissuti in stato di sottomissione, aveva deciso di lasciare il marito. L’imputato non riusciva neppure a concepire l’idea dell’abbandono. Simulò un suicidio, lasciando lettere d’addio che avrebbero dovuto - nelle sue intenzioni - toccare il cuore della moglie e dei figli, poi passò a minacce angoscianti. Infine, il 16 aprile, la tragedia in quindici coltellate.
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