UDIENZA A PORTE CHIUSE
Saronno, ricatti hot al cappellano
Tunisino a processo: in aula il racconto della vittima
Nuova udienza a porte chiuse nel processo in corso nel Tribunale di Busto Arsizio per i presunti ricatti sessuali a un cappellano dell’ospedale di Saronno. Alla sbarra si trova ora un tunisino - latitante, difeso dall’avvocato Stefania Gennaro - accusato di aver tenuto in scacco il sacerdote con spinose questioni sessuali. Nella mattinata di oggi, giovedì 10 febbraio, dinanzi al collegio presieduto dal giudice Rossella Ferrazzi, con pubblica accusata sostenuta da Nadia Calcaterra - il cappellano ha raccontato la sua versione dei fatti: l’udienza è stata celebrata a porte chiuse.
In base a quanto emerso finora, la vicenda venne a galla nel 2017, quando i carabinieri - coordinati dal pubblico ministero Rosaria Stagnaro - portarono in carcere due maghrebini con l’accusa di estorsione. Tra il 2014 e il 2017 avrebbero scucito al sacerdote circa 11 mila euro, in cambio del silenzio sulla loro relazione amorosa, durata nel periodo in cui il sacerdote li aveva ospitati nel suo appartamento (erano i classici senza dimora). A maggio del 2017, dopo aver subito un’ aggressione violentissima, il prete aveva deciso di rivolgersi agli inquirenti. Gli accertamenti investigativi sfociarono in un’ordinanza del gip Nicoletta Guerrero. I due pretendevano tre o quattro dazioni al mese di somme tra i 50 e i 200 euro fino ad agosto del 2016, quando le pretese si interruppero. Dopo un intervallo in cui pareva che l’incubo fosse finito, uno dei due si presentò nell’ufficio dell’ospedale a domandare altro denaro in cambio della sua riservatezza. Il sacerdote gli allungò solo 30 euro e il marocchino reagì schiaffeggiandolo, scaraventandolo a terra, minacciandolo con un paio di forbici al collo e gridandogli «ti ammazzo». Lo straniero, interrotto dall’assistente del prete e da un altro immigrato, riuscì a scappare. Le indagini condussero al complice mentre di lui non si ebbero più notizie a lungo. Un giorno venne rintracciato in Sicilia in un centro di accoglienza straordinaria e gli venne notificato il procedimento, così pensò bene di dileguarsi nella notte.
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