L’INDAGINE
Spari contro i buttafuori, il trapper Néza dal gup
A fine maggio l’aggressione al parcheggio del Ritual
Una nottata da trapper, con la sfida, l’agguato, la pistola. A pochi passi dal Ritual l’alba del 31 maggio fu degna di un video. E forse Néza - all’anagrafe Anes Mihoub, ventunenne nato a Legnano e residente a Castellanza - ci aveva pensato di usare la scena per farci un pezzo. Nel frattempo però gli è arrivato il rinvio a giudizio: lui e il suo amico coetaneo Ayoub Hadek a marzo compariranno davanti al gup Francesca Roncarolo per minacce aggravate a sei buttafuori del locale e porto d’arma clandestina.
Affronto
I prodromi della sparatoria - secondo la procura - sarebbero da ricercare all’ingresso del Ritual: il coimputato di Néza quella sera voleva infatti entrare in discoteca con un gruppo di amici ma il personale della vigilanza li tenne a debita distanza. Erano diventati clienti indesiderati, troppo molesti, eccessivi negli atteggiamenti, attaccabrighe, rissosi. Adek non la prese bene: chiamò l’amico trapper per vendicarsi di quell’onta e con il resto della compagnia - una ventina di ragazzi in tutto - attese l’uscita dei bodyguard nel parcheggio poco lontano. Erano tutti equipaggiati con catene, mazze e spranghe. L’artista ventunenne li raggiunse a bordo della sua Golf, si calò un passamontagna sul volto ed estrasse una semiautomatica calibro 6.35. Intorno alle 3.30 sui sei buttafuori partì una raffica di proiettili esplosi da Néza da una distanza di circa dieci metri che però non raggiunsero nessuno. Un avvertimento chiaro ma senza spargimento di sangue, Néza era soddisfatto così e stava per riporre la pistola, ma Hadek gliela prese di mano.
«Voglio sparargli»
«Attento, è ancora carica, non sparare», lo avvertì il trapper ma l’amico si diresse senza esitazioni verso uno degli addetti alla sicurezza - un tunisino quarantaseienne - e giunto a due metri, gli puntò l’arma al torace e premette il grilletto. Il caricatore della browning nel frattempo si era svuotato, la gang quindi si dileguò e sul posto arrivarono i carabinieri. A Néza - che è assistito dall’avvocato Milena Ruffini - i militari risalirono attraverso le testimonianze e le informazioni raccolte tra i frequentatori del locale. Qualche giorno più tardi, su disposizione del pubblico ministero Susanna Molteni, fu sottoposto a perquisizione e tutto ciò che i militari sequestrarono venne analizzato dal Ris. I riscontri ottenuti andranno al vaglio del gup.
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A processo anche l’amico che scatenò l’agguato: non era gradito nel locale e non gli permisero di entrare
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