LA SENTENZA
Esorcismi sulla figlia, genitori condannati
Il giudice: «Persone psicologicamente fragili, viziate di mente»
Avevano una figlia sofferente, alle prese con una fragilità psichica che fin da bambina si era manifestata con il mutismo selettivo. Ma mamma e papà la credevano indemoniata e così la ossessionavano con gli esorcismi.
CONDANNATI
I genitori sono stati condannati a un anno e due mesi di reclusione, nei giorni scorsi il gup Luisa Bovitutti ha depositato le motivazioni della sentenza.
Il quadro familiare che ne emerge è sconfortante. I due imputati - accusati di maltrattamenti e sequestro di persona - secondo il giudice, sono «Persone psicologicamente fragili che hanno preferito affidarsi alla religione invece che alla scienza per risolvere i loro problemi, attribuendo alla ipotizzata possessione demoniaca della figlia le cause dei loro fallimenti e l’incapacità di gestire il rapporto con lei». A loro parziale discolpa, il gup riconosce «un vizio di mente», diagnosticato anche dal perito psichiatrico.
DEPRESSIONE E VOODOO
Il padre, sessantaduenne, era noto al Cps dal 2010 e aveva avuto un trascorso di tossicodipendenza e un recente passato di abuso di antidepressivi. La madre, cinquantaquattrenne, dal 2016 era bombardata da ideazioni deliranti di contenuto persecutorio: credeva che i colleghi le facessero il voodoo infilando spilli nei manichini (lavorava in una tessitura), pensava che all’origine delle difficoltà quotidiane ci fosse un maleficio. Era convinta che tra le mura domestiche aleggiassero entità che controllavano il telefono. Insomma, entrambi erano affetti da un disturbo che ha influito «in modo significativo sulla loro capacità di intendere e di volere». Del resto gli episodi emersi nel corso delle indagini, condotte da carabinieri di Ternate e coordinate dal pubblico ministero Flavia Salvatore, hanno dell’inverosimile.
Invasati di religiosità sconfinante nella superstizione, pretendevano che la ragazza (all’epoca minorenne) partecipasse tutti i giorni alla messa, la trascinavano a incontri con preti esorcisti, la costringevano a recitare il rosario più volte al giorno, la cospargevano di acqua santa, non le permettevano di uscire di casa. E come avrebbe operato, a parere loro, il diavolo sulla figlia? Facendole amare la danza, per esempio, tanto che il padre a novembre del 2019 tentò di spezzarle le dita dei piedi affinché appendesse le scarpette al chiodo. Oppure creandole sonnolenza e gorgoglio nello stomaco o rendendola insofferente alle questioni mistiche. Davanti a tali ed evidenti espressioni di Satana, i genitori la immobilizzavano e la sottoponevano a riti variegati che raggiunsero vette estreme dopo la conoscenza di una santona, figura carismatica di un gruppo di preghiera di Azzate (assolta a luglio dal giudice Nicoletta Guerrero dall’accusa di violenza privata). Con la donna, a dicembre di quell’anno, mamma e papà avrebbero cinto la ragazzina con forza, serrandole le braccia per indebolirla e poterle imprimerle sulla schiena e sulla fronte un crocifisso di quaranta centimetri. La vittima riuscì in maniera rocambolesca a scappare da quella casa piena di incensi e di ceri votivi fuggendo dalla finestra e correndo dagli zii. Sul concetto di pratiche di liberazione dal diavolo, il giudice Bovitutti ha voluto marcare un distinguo dall’idolatria e dai fanatismi. «Queste benedizioni nulla avevano a che vedere con un esorcismo, la cui celebrazione la Chiesa riserva a un sacerdote scelto per il suo particolare equilibrio psichico e spirituale e che prevede un rigido protocollo e un’istruttoria scrupolosa anche di natura medica, volta a escludere sintomatologie psichiatriche». Psicosi, sindrome di Tourette, disturbo istrionico della personalità sono invece le spiegazioni più logiche ad atteggiamenti rabbiosi.
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