Unioni civili? Gallarate al palo
Dal 2019 a oggi ne sono state celebrate solo sette. Ma Arcigay attacca
«Un’esigenza più della politica che delle persone»: così Stefania Picchetti, assessore gallaratese ai Servizi Comunali, aveva definito il riconoscimento delle unioni civili operato nel 2016 dalla legge Cirinnà.
Un’affermazione dettata, oltre che da ragioni ideologiche, dall’esiguo numero di unioni celebrate a Gallarate dal 2019 in poi: sette in tutto. Un dato lontano da altre realtà: a Varese, dal 2016 a oggi, sono state 86.
ARCIGAY PROMUOVE VARESE E SARONNO
E alle parole di Picchetti replica ora Giovanni Boschini, presidente di Arcigay Varese, che denota le differenze tra le quattro più grandi città della provincia.
«Il capoluogo da anni ha iniziato un percorso d’inclusione. Gli si affianca Saronno, di recente entrata nella rete Re.A.Dy delle pubbliche amministrazioni» per prevenire, contrastare e superare le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere.
BOCCIATE GALLARATE E BUSTO
«Non si può purtroppo dire la stessa cosa - prosegue Boschini - di Gallarate e Busto Arsizio, che non hanno mai fatto nulla sul tema. Ho trovato abbastanza scandalose le parole dell’assessore Picchetti. Il basso numero di unioni civili non mi stupisce: non è perché la legge non serve, ma perché le persone non reputano Gallarate un posto inclusivo. E quando abbiamo chiesto all’amministrazione di collaborare con noi abbiamo trovato la porta sbarrata».
Inevitabile il ricordo di quando il sindaco Andrea Cassani non voleva celebrare le unioni tra persone dello stesso sesso.
«Poi la legge è stata applicata ma se il clima è quello non stupiscono i numeri bassi. A Busto, con Antonelli, la cosa è stata invece più sfumata. Sembrava ci fosse un’apertura da parte sua, poi ha cambiato casacca di partito».
Al di là del fattore strettamente legato alle logiche di appartenenza politica, c’è un altro aspetto che per Boschini incide sul dato.
«Le coppie omosessuali sono una minoranza, quindi è normale che le unioni civili siano meno rispetto ai matrimoni classici. È così in tutti i Paesi, non solo in Italia. Da noi è più evidente perché si è scelto di suddividere unioni e matrimoni. In altri Paesi c’è il matrimonio e punto. Ma anche se vi fossero due sole coppie a servirsi di tale legge, vuol dire che c’è comunque un bisogno. Approvarla non ha tolto niente a nessuno. La legge c’è e funziona».
Proprio laddove Picchetti aveva parlato di un’esigenza non particolarmente avvertita dalle persone, il presidente di Arcigay rileva un sentire comune opposto, rimarcando lo scollamento tra società e classe politica. È il caso delle iniziative nelle scuole, per risvegliare l’attenzione dei giovani sulle tematiche LGBT e per prevenire il bullismo omo-bi-trans-fobico. E non solo.
«Abbiamo raggiunto gli studenti del Falcone, facendo diversi interventi. Siamo anche venuti in piazza a Gallarate con un banchetto di sensibilizzazione, trovando molti cittadini interessati. Il vero problema è che la politica è molto indietro. Picchetti dice una cosa che non è affatto condivisa dalla gente. E, ribadisco, due persone che si sposano non fanno male a nessuno».
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