DAVANTI AL GIP
Del Grande: «Non ho aggredito la donna al cimitero»
Questa mattina l’interrogatorio nel carcere dei Miogni è durato poco meno di un’ora. Il responsabile della strage dei fornai del 98 ha però ammesso di aver preso l’auto nel parcheggio del camposanto di Lentate
«Non ho aggredito la signora nel cimitero di Lentate». Davanti al giudice per le indagini preliminari, Elia Del Grande ha negato di aver rapinato la donna di 69 anni per rubarle l'auto al volante della quale è stato poi fermato dai carabinieri mercoledì scorso a Varano Borghi. È durato poco meno di un'ora l'interrogatorio nel carcere dei Miogni con il gip Marcello Buffa e il pubblico ministero Giangavino Contu. Difeso dall'avvocato Cristina Bono, il 50enne autore della "strage dei fornai" di Cadrezzate del 1998, fermato dopo l'ennesima fuga da una casa lavoro, ha però ammesso di aver preso la Fiat 500 L nel parcheggio del camposanto ma dopo aver trovato le chiavi inserite nel quadro. Il giudice si è riservato di decidere sulla richiesta di convalida del fermo per rapina e dell'arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale.
«Ha fornito la sua versione dei fatti dichiarandosi estraneo alla rapina ma ammettendo il furto dell’auto», ha spiegato il suo legale, l’avvocato Cristina Bono. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Del Grande ha aggredito la 70enne proprietaria del mezzo mentre puliva la tomba del marito ferendola in modo serio – la donna è stata ricoverata all’ospedale di Circolo di Varese in codice giallo – prendendole le chiavi di una 500 nella zona del cimitero di Lentate Verbano, frazione di Sesto Calende. Del Grande, che nel 1998 sterminò la famiglia uccidendo padre, madre e fratello nella loro abitazione di Cadrezzate, ha detto di aver trovato le chiavi inserite nel quadro della macchina e di averne approfittato e ha aggiunto di non sapere cosa sia accaduto alla 70enne che ha negato appunto di aver aggredito. Il legale ha sottolineato che al cimitero non ci sono telecamere di videosorveglianza e ha riferito di aver trovato il proprio assistito «tumefatto a un occhio. Lamenta inoltre dei dolori alle costole. Vedremo in seguito di indagare l’origine del livido e dei dolori». Su come da Alba abbia raggiunto, ancora una volta, il Varesotto diretto come sempre a Cadrezzate dove è domiciliato e dove è nato e cresciuto, nulla è stato detto perché «semplicemente sono fatti che nulla hanno a che vedere con le misure in convalida». Del Grande ha dato la sua versione dei fatti anche sulla resistenza – ha investito un carabiniere durante una manovra con la 500 nel tentativo di riuscire a scappare – «ridimensionando l’accaduto». Il 50enne non ha fatto alcuna dichiarazione di pentimento.
Gli approfondimenti sulla Prealpina di sabato 11 aprile in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
© Riproduzione Riservata


