LA LITURGIA
La stoccata del prevosto al Comune di Varese
Monsignor Gioia: «Il Giubileo occasione persa, il Santuario di Santa Maria del Monte andava valorizzato»
«Riparti da Cristo Chiesa varesina, canta e cammina»! E’ questa l’indicazione pastorale e l’invito rivolti, ieri sera nella basilica di San Vittore, dal prevosto, monsignor Gabriele Gioia, alla comunità cristiana cittadina prima di intonare il tradizionale canto del “Te Deum” al termine della solenne concelebrazione eucaristica che ogni anno raduna i fedeli per una liturgia di ringraziamento al Signore e per ascoltare l’attesa omelia della guida spirituale della città. Ad un anno dalla presa di possesso delle quattro parrocchie della comunità pastorale “Sant’Antonio abate”, inizia a delinearsi lo stile pastorale di monsignor Gioia. Ieri sera, infatti, per la prima volta, la messa del “Te Deum” è stata celebrata solo in basilica e non, come in passato anche nelle altre tre chiese parrocchiali della comunità pastorale. Nella basilica gremitissima di fedeli, il prevosto, assistito dal giovane diacono, don Giuseppe Bianchi, e dal cerimoniere Gianluca Morandi, ha concelebrato con altri otto sacerdoti la liturgia eucaristica accompagnata all’organo dal maestro Gabriele Conti e dai canti della corale “San Vittore” diretta da Giacomo Mezzalira. Monsignor Gioia ha iniziato l’omelia rivolgendo un pensiero a tre preti suoi collaboratori. Dopo aver espresso sentimenti di apprensione per il prevosto emerito di Luino e sacerdote referente della comunità parrocchiale di Casbeno, don Piergiorgio Solbiati, colpito da una grave malattia, e ricordato don Roberto Toniazzo, anch’egli lontano da parecchi mesi da Varese per ragioni di salute, Gioia ha ringraziato «per la generosa disponibilità» don Alfredo Re Dionigi, il sacerdote originario di Brinzio e incardinato nella diocesi di Como che attualmente svolge il suo ministero nella comunità parrocchiale della Brunella.
PAPA FRANCESCO
Nell’intervento del prevosto non è mancato un ricordo per Papa Francesco al quale, il 25 marzo di nove anni fa, nel Duomo di Milano, in occasione della sua visita pastorale alla Chiesa ambrosiana, ebbe il privilegio di poter rivolgere una domanda a nome dell’intero clero della diocesi. «Il pontificato di Francesco - ha sottolineato Gioia - non è stato una meteora, una parentesi chiusa da dimenticare, ma un dono per tutta la Chiesa». Non è mancato, infine, un richiamo all’Anno Santo, concluso a livello diocesano domenica scorsa in Duomo dal vicario generale, monsignor Franco Agnesi. Dopo aver ringraziato il vicario episcopale emerito per il laicato e la cultura della diocesi di Trieste, originario di Bregazzana, monsignor Ettore Malnati, che ha donato alla comunità pastorale il pallio di San Paolo VI, reliquia ora custodita nell’altare delle reliquie della basilica prepositurale, il prevosto ha lanciato, improvvisa e inattesa, una stoccata all’amministrazione civica della città.
LA STOCCATA AL COMUNE
Nella basilica strapiena di fedeli, in rappresentanza di Palazzo Estense, era presente l’assessore Cristina Buzzetti. Monsignor Gioia non ha esitato ad affermare che in occasione del Giubileo, che Papa Leone XIV chiuderà la mattina della solennità dell’Epifania, «Varese ha perso un’occasione». Dopo aver evidenziato che il santuario di Santa Maria del Monte è stato una delle quindici chiese giubilari della diocesi, il prevosto ha spiegato che «l’Anno Santo, come spesso avviene a Roma, anche per la nostra città poteva essere un’occasione felice per affrontare gli annosi problemi della valorizzazione spirituale e turistica di questo luogo sacro, a cominciare da quello di un adeguato numero di parcheggi in grado di accogliere le folle numerose di pellegrini». Al termine dell’Anno giubilare, ai varesini non resta che sperare che al sindaco Davide Galimberti, recatosi recentemente in Vaticano ad incontrare Papa Prevost, giungano anche le parole di disappunto del suo “prevost”, espressione di un sentimento comune, da troppo tempo ormai, ignorato.
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