LA SENTENZA
Abusi sessuali sulla figlia per sei anni: pena confermata. Ma lui nega
Operaio 45enne residente nel Varesotto a processo per violenza sessuale: 4 anni di reclusione confermati dalla Corte d’Appello
«Non è vero che abbiamo dormito nello stesso letto nudi e che le ho toccato le parti intime. E nemmeno che abbiamo fatto la doccia assieme o che l’ho costretta a toccare il mio pene in erezione. Tra l’altro, soffrendo di diabete, non avevo nessun tipo di sensibilità. Insomma, non ci sono mai stati approcci sessuali da parte mia nei confronti di mia figlia. Le sue sono state solo ed esclusivamente fantasie dettate dal risentimento. Avevamo litigato dopo che le avevo proibito di frequentare il fidanzatino. D’altronde, aveva solo 13 anni…».
Questa la linea difensiva di un operaio di 45 anni residente in un paese del Varesotto finito sotto processo per violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia. Nell’udienza davanti ai giudici della prima Corte d’Appello di Milano ha parlato per l’imputato un interprete specializzato nel linguaggio dei segni. Già, perché l’operaio è sordomuto. Tuttavia, l’opera di screditamento delle dichiarazioni accusatorie della figlia, ora nel frattempo maggiorenne, assistita (al pari della madre) dall’avvocato Elisabetta Brusa, non ha dato i frutti sperati. La Corte d’Appello ha infatti confermato la sentenza del Tribunale di Varese che nell’ottobre del 2024 aveva condannato l’imputato a quattro anni di reclusione e al pagamento in favore della parte offesa di un anticipo sul risarcimento di 10mila euro non ancora corrisposto.
LE MOLESTIE
Secondo l’imputazione, le molestie sessuali si sarebbero protratte sin da quando la vittima era bambina (il primo episodio a 9 anni), per poi proseguire fino a 15. Nel dettaglio, gli abusi avrebbero interessato un arco temporale che va dal 2013 al 2019. Proprio nell’anno pre-pandemia la ragazza decise di presentarsi in Questura a Varese, accompagnata dalla madre, per denunciare il padre. Era stata la scuola a intercettare per prima il suo disagio: in precedenza aveva confidato a un’amica e al suo ragazzo gli episodi molesti dell’imputato che sarebbe stato solito entrare in azione quando la figlia e il secondogenito andavano in casa a trovarlo, dopo la separazione dei genitori. Probabile il ricorso in Cassazione. L’uomo, gravato anche da una serie di interdizioni, qualora la sentenza diventasse definitiva, dovrà scontare la pena in carcere.
sentenza d’appello
L’imputato
sordomuto
ha sempre
negato
gli abusi
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