SCIENZA
Viggiù entra nella storia
I crostacei fossili prenderanno il nome di “Vicluvia”, dall’antica denominazione del paese
Nei prossimi giorni il Journal of Paleontology, una delle più importanti riviste di paleontologia al mondo, denominerà i piccoli crostacei trovati a Cà del Frate, fra Viggiù e Besano, ma anche in Cina e in Germania, col nome di Vicluvia (Vicluvium era l’antica denominazione di Viggiù).
Ancora una volta, insomma, la Valceresio e il sito Unesco del Monte San Giorgio faranno il giro del mondo. Stavolta è merito dei “figli” del Lariosauro, cioè quella moltitudine di piccoli crostacei fossili trovati qualche anno fa sotto il Monte Orsa e il Colle del Sant’Elia, verso Besano, e risalenti a 240 milioni di anni fa quando, da queste parti, come sostengono gli studiosi, c’era un mare simile a quello delle Bahamas.
La novità è emersa ieri quando il Gam (Gruppo Amatori Montagna) e il Comune di Bisuschio, con le guide del Monte San Giorgio, hanno organizzato il “Paleo day”, con visita al sito di Cà del Frate, alla Cava Danzi e tappa al Rifugio Gelindo.
L’appuntamento è stato voluto anche per celebrare quanto iniziato quarant’anni fa, quando i volontari dell’allora Museo civico di Storia naturale di Induno Olona riscoprirono una vecchia località fossilifera citata già all’inizio del secolo scorso.
Non era stato facile, perché nel frattempo Cà del Frate era stata chiamata Bernasca. Poi la “caccia al tesoro” ha avuto una svolta: «Con l’aiuto del proprietario Ginetto Olgiati - ricorda Andrea Tintori, ex docente di Paleontologia all’università di Milano - iniziarono gli scavi sistematici e, da subito, ci si rese conto che questo livello fossilifero, uno dei tanti sul Monte San Giorgio, non era stato molto considerato, forse perché ricco soprattutto di pesci molto piccoli. Su circa 4.000 pescetti recuperati, solo un paio sono più lunghi di 10 centimetri. Ma piccoli non vuol dire meno importanti, anzi. Tra i fossili piccoli, infatti, si trovarono per esempio quattro embrioni di Lariosauro, i cui genitori erano lunghi circa un metro».
E proprio il Lariosauro tirò uno scherzetto ai ricercatori: due giorni dopo l’inizio degli scavi, venne ritrovato un esemplare fenomenale, lungo più di un metro. Si pensò subito che quello potesse essere l’inizio di una sorta di “Pompei” del Monte San Giorgio, vale a dire un sito ricchissimo di fossili. E invece le rocce furono generose, ma soltanto di tantissimi esemplari scientificamente interessanti, ma di modeste dimensioni.
Recentemente, invece, «il sito - ha aggiunto Gianluca Danini, storica figura scientifica della Valceresio - ha avuto delle migliorie, come l’abbattimento delle barriere architettoniche, i pannelli illustrativi e il percorso in braille per i non vedenti».
Chiaramente, come molti altri luoghi in Italia, servirebbero più risorse e una migliore manutenzione per tenere puliti gli scavi dai rovi e dal muschio, oppure per migliorare una segnaletica dei sentieri, talvolta mancante, fuorviante o non uniformata nei colori e nelle indicazioni. Di certo, con l’ennesimo articolo di risonanza mondiale che verrà pubblicato a breve, il Jurassic Park varesino avrà un’ulteriore visibilità globale.
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