ACCADDE NEL 1990
Abolizione della caccia? Il quorum non fece centro
Trentacinque anni fa il referendum sull’attività venatoria. Oltre il 90% di chi andò a votare scelse il “sì”, ma l’affluenza restò sotto la soglia minima
L’attenzione per l’ambiente può passare dall’astensionismo, ma anche dal voto. Negli ultimi anni si è invocato a gran voce un referendum per l’abolizione della caccia. “Ora rispetto per tutti gli animali” e “Sì, aboliamo la caccia” sono gli slogan che campeggiano periodicamente sui banchetti per le raccolte firme nelle piazze d’Italia. L’ultima grande stagione risale forse al 2021, quando l’istanza animalista si affiancò a quelle di eutanasia e cannabis, finendo quasi oscurata.
Trentacinque anni fa, però, il referendum sulla caccia si era già svolto. Radicali, verdi, comunisti e partiti ambientalisti, affiancati da Legambiente e Wwf, si coalizzarono per promuovere l’iniziativa. Il 3 giugno 1990 gli italiani ebbero l’opportunità di votare due quesiti che limitassero l’attività venatoria. Quello sulla disciplina della caccia e quello sull’accesso dei cacciatori a fondi privati, affiancati da un interrogativo sull’uso dei pesticidi. Non abbastanza l’affluenza, che per la prima volta non superò il quorum, fermandosi al 43% e segnando il fallimento di quell’iniziativa. Oltre il 90% di chi andò a votare scelse il “sì”, a favore delle limitazioni, di un progressivo allontanamento dalla pratica fino allo stop. Numeri nazionali sovrapponibili a quelli della provincia di Varese. Quell’esito frenò l’iter parlamentare per una nuova disciplina della caccia. Nonostante il vertiginoso calo delle licenze, le iniziative di raccolta firme per rendere illegale la caccia non si fermano. L’ultima risale al marzo dello scorso anno. Petizione chiusa il 14 giugno. Firme raccolte: oltre 39mila sulle 500mila necessarie. Il tema è poi tornato in auge con le modifiche della legge 157/92 che proponevano l’ampliamento delle specie cacciabili, l’estensione dei periodi e degli spazi di caccia, anche in aree demaniali, boschi, spiagge, valichi montani e aree protette, e l’apertura incontrollata ai cacciatori stranieri. Quattrocentomila le firme raccolte da Fondazione Capellino, Legambiente, Lipu e Wwf Italia e consegnate ieri – venerdì 27 febbraio – al Parlamento per chiederne lo stop. Che firme e voto questa volta possano fare centro?
L’ottava puntata dell’inchiesta “Voto Perduto” sulla Prealpina di sabato 28 febbraio in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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