IL CASO
Fondazione Genovese a Bodio: il no dei residenti
Le ragioni del Comitato Tutela Rogorella e le lettere di diffida
«Per noi la questione del centro di riabilitazione della Fondazione Genovese è tutt’altro che chiusa». Al telefono dalla Norvegia, dove attualmente si trova per motivi di lavoro, Carlo Tibiletti, presidente del Comitato Tutela Rogorella, promette battaglia: «Abbiamo verificato la Cila (Comunicazione di inizio lavori asseverata) relativa ai lavori di ristrutturazione nella villa acquistata dalla Fondazione Genovese e abbiamo potuto appurare che è finalizzata solo e soltanto alla messa in sicurezza dell’immobile».
La strategia
Tuttavia, Tibiletti e gli altri 79 del Comitato ancora non si capacitano del fatto che i lavori sono iniziati, nonostante l’esplicito voto contrario dell’intero consiglio comunale di Bodio Lomnago alla richiesta di rilascio del permesso di costruire in deroga rispetto al Pgt: «Il consiglio comunale ha espresso un indirizzo chiaro - detta la linea -. Ciononostante, i verbali di quella seduta non sono ancora stati pubblicati sull’Albo Pretorio. Come mai? Inutile dire che questo ritardo ci lascia molto perplessi».
Le ragioni del no
Rappresentante tecnico-elettronico impiegato in una azienda svizzera-americana, Tibiletti, origini azzatesi, ma a Bodio Lomnago dal 2018, ci tiene a ribadire il no netto alla comunità ideata da Elena e Alberto Genovese: «Non siamo cattivi, ma non vogliamo questo tipo di realtà in un contesto residenziale come quello della Rogorella. Premesso che in questa vicenda si è agito e si continua ad agire in maniera davvero poco trasparente, penso che nessuno possa avere nulla da eccepire sul fatto che la Fondazione Genovese non ha nessun know-how in materia. Per questo nessuno ci toglie dalla testa che questa operazione nasconda in realtà una manovra speculativa».
Le prossime mosse
A breve, il Comitato farà partire tutta una serie di iniziative legali: «Chiederemo all’Ispettorato del lavoro di approfondire quale tipo di intervento di ristrutturazione si voglia fare. Dopodiché invieremo due lettere di diffida: il primo destinatario saranno il Comune di Bodio e la sua sindaca; il secondo l’Ats Insubria. Ci devono dire come sia possibile fare una comunità terapeutica in presenza di una delibera all’unanimità del consiglio comunale contraria. Di più, come si possa ristrutturare una villa a uso residenziale che al massimo può essere trasformata in un bed & breakfast per ricavarne una struttura sociosanitaria. È normale tutto questo? Secondo noi no».
Battaglia legale
Il Comitato Tutela Rogorella ha dato nel frattempo mandato all’avvocato civilista Andrea Civati, assessore all’Urbanistica, Opere pubbliche e Mobilità del Comune di Varese, ma qui nella sua sola veste professionale, ovviamente: «È un esperto in materia urbanistica e sarà lui ad aiutarci a far valere le nostre ragioni», chiosa Tibiletti.
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