LA TESTIMONIANZA
L’inferno nella taverna: «Abbiamo sentito gli elicotteri, poi la terribile notizia»
Il racconto del varesino Antonio Bandirali, presente a Crans Montana: «Conosco il bar, è accaduto tutto nella sala sotterranea». Le sue foto prima che la polizia isolasse la zona
«Sentivamo gli elicotteri girare di notte, abbiamo capito subito che era successo qualcosa di grave. Poi, questa mattina presto, abbiamo appreso la terribile notizia». Antonio Bandirali, varesino residente a Laveno Mombello, è a Crans Montana. Ex responsabile della sicurezza al Centro di Ricerca di Ispra, ora in pensione, sta vivendo le ore di tragedia, fibrillazione e apprensione conseguenti alla tragica esplosione avvenuta all’1.30 di oggi, giovedì 1 gennaio, in un bar di Crans Montana. E questa mattina ha scattato alcune foto all’esterno del locale pochi minuti prima che la polizia svizzera chiudesse la visuale con teloni bianchi.
LA TAVERNA
«Conosco il bar - racconta - ci sono andato più volte a bere il caffé. ma sono sempre rimasto sopra. L’esplosione è avvenuta sotto, nella grande taverna che può contenere fino a 400 persone. C’è una scala che scende e poi questa grande sala». Che cosa può essere successo? «Le forze dell’ordine hanno già escluso l’attentato o la bomba. Si è trattato sicuramente di un incidente. Aspettiamo che chi di dovere faccia gli accertamenti, la mia ipotesi è che qualcuno abbia fatto scoppiare un petardo e da lì sia partito l’incendio e poi l’esplosione; oppure che sia successo qualcosa in cucina, mentre si preparava da mangiare. Ma sono soltanto mie ipotesi».
I SOCCORSI
L’entità della tragedia è, purtroppo, di grandi dimensioni. Le prime stime (anche se mancano numeri ufficiali nel momento in cui scriviamo) indicano dozzine di morti, oltre cento feriti, soprattutto intossicati: «Il problema degli ustionati e degli intossicati - spiega Bandirali - è che per curarli servono strutture di rianimazione che non tutti gli ospedali hanno. E comunque non così numerose. Stanno riempendo tutti gli ospedali della Svizzera per salvare queste persone».
NUMEROSI VARESINI
L’ex responsabile della sicurezza al centro di ricerca diIspra ha casa nella località svizzera a Montana, a poco più di un chilometro del bar teatro della tragedia. L’ha raggiunta appena dopo natale, il 26 dicembre scorso. Del resto la località è molto frequentata da persone di Varese e della provincia: «Sì, qui siamo in tanti - conferma che arrivano dal Varesotto. Crans Montana non è lontanissima dal nostro territorio: poco più di 200 chilometri e ci sei».
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