OMICIDIO AMBROSINO
«Ho perso mio figlio e adesso sono in carcere»
Respinta la richiesta degli arresti domiciliari in Sardegna. Affidato l’incarico per l’autopsia sul corpo della vittima. Caccia all’ottavo uomo della rissa
Il gip del Tribunale di Varese, Marcello Buffa, ha convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere per Gesuino Corona, accusato di omicidio volontario per la morte di Enzo Ambrosino, il trentenne ucciso a coltellate nella notte tra il 10 e l'11 aprile a Induno Olona. Il giudice ha respinto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Domenico Margariti, che aveva chiesto gli arresti domiciliari nell’abitazione dei genitori dell’uomo in Sardegna, ritenendo che non vi siano al momento le condizioni per una misura meno afflittiva. Gesuino Corona era stato arrestato dai carabinieri poche ore dopo il fatto di sangue.
Parallelamente proseguono gli accertamenti tecnici. Nella mattinata di oggi, mercoledì 15 aprile, il sostituto procuratore Marialina Contaldo ha conferito l’incarico per l'autopsia sul corpo della vittima. A eseguire l’esame, tra oggi e domani, sarà il medico legale Chiara Rossetti, che avrà 60 giorni di tempo per depositare le sue conclusioni.
Al conferimento dell’incarico erano presenti i familiari di Enzo Ambrosino, compresa la madre, assistiti dall’avvocato Marco Lacchin. Presente anche l’avvocato Paolo Bossi, difensore del padre della vittima, Gennaro Ambrosino, arrestato lunedì sera con l’accusa di rissa aggravata, che ha nominato come consulente il medico legale Domenico Castaldo.
La famiglia ha chiesto che l’autopsia non si limiti a stabilire le cause della morte, ma approfondisca anche eventuali lesioni da difesa e verifichi se il trentenne sia stato colpito quando era già a terra. Secondo alcuni testimoni, infatti, Ambrosino avrebbe ricevuto ulteriori colpi alla testa dopo la coltellata ritenuta fatale, inferta - secondo l'accusa - proprio da Gesuino Corona.
Il quadro investigativo resta quello di una violenta rissa che avrebbe coinvolto più persone, nata - secondo le prime ricostruzioni - da un debito di circa 200 euro tra la vittima e Dimitri Corona, figlio dell’indagato. Oltre a Gesuino Corona, sono stati arrestati per rissa aggravata anche lo stesso Dimitri e appunto Gennaro Ambrosino. Nel gruppo sarebbero stati presenti anche altri soggetti, tra cui due giovani fratelli di origine albanese e un altro Corona.
Proprio sulla ricostruzione come rissa la famiglia Ambrosino continua però a esprimere dubbi, ritenendo più plausibile che si sia trattato di un’aggressione mirata. Le indagini proseguono nel massimo riserbo per chiarire dinamica e responsabilità. Si dà la caccia anche a un’ottava persona che avrebbe preso parte alla rissa in via Porro, non ancora identificata.
AGGIORNAMENTO DELLE ORE 17
Nel pomeriggio si sono svolti i due interrogatori di garanzia da remoto. Dal carcere di Pavia, Dimitri Corona - assistito dall’avvocato Domenico Margariti - si è avvalso della facoltà di non rispondere. Mentre dal carcere di Como, Gennaro Ambrosino - assistito dall’avvocato Paolo Bossi - ha risposto alle domande del gip: ha negato di conoscere le ragioni dell’incontro di suo figlio con i Corona e i loro amici, e ha detto di essere intervenuto per difendere Enzo che era aggredito. L’uomo «non si dà pace - riferisce l’avvocato Bossi - e trova inaccettabile che il figlio sia morto per poche centinaia di euro». Gennaro Ambrosino ha precisato inoltre di non avere alcuna intenzione vendicativa e di volere solo affrontare l’immenso dolore per la morte di Enzo con la sua famiglia in modo sereno, per quanto possibile.
L’avvocato Bossi ha chiesto la revoca del carcere o, in subordine, gli arresti domiciliari: «È difficile comprendere umanamente prima che giuridicamente quello che sta succedendo: un uomo che ha subito la perdita del figlio e deve ora anche affrontare la tragedia del carcere».
Il gip si è riservato per questa posizione.
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