LE OPINIONI
Fake throwback, i falsi ricordi generati con l’AI
Sempre più spesso nei contenuti social non si capisce cosa sia autentico e cosa no
Sui social c’è un nuovo terreno di scontro: l’intelligenza artificiale applicata ai contenuti personali. Su TikTok e Instagram si moltiplicano i video generati o “migliorati” con AI — volti ritoccati in tempo reale, voci clonate, scenari costruiti dal nulla. Il problema? Sempre più spesso non si capisce cosa sia autentico e cosa no. E la distinzione, a quanto pare, interessa sempre meno.A dominare i feed sono i cosiddetti “AI remix”: contenuti familiari — vlog, sketch, perfino confessioni personali — rielaborati da algoritmi che li rendono più veloci, più perfetti, più… uguali. Il risultato è un effetto déjà-vu permanente, dove tutto sembra virale ma niente davvero memorabile.Nel frattempo YouTube spinge sempre di più sui video doppiati automaticamente in più lingue. Un creator italiano può parlare a un pubblico globale senza mai cambiare idioma — peccato che la sua voce, spesso, non sia più esattamente la sua. E poi c’è il nuovo trend più discusso: i “fake throwback”, falsi ricordi generati con l’AI che simulano infanzie, viaggi e momenti mai esistiti. Nostalgia su richiesta, pronta in pochi secondi. Commovente? Forse. Inquietante? Decisamente. Così i commenti si riempiono di una domanda sempre più frequente: “Ma è vero?”. Una domanda che, nel 2026, suona quasi ingenua.Perché nel grande teatro dei social, la realtà non è più il punto di partenza. È solo una delle tante opzioni disponibili.
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