LA VICENDA
Rischia la vita, denuncia il medico
La querela è partita tardi: archiviata l’indagine a carico di un camice bianco

Non ha avuto una buona esperienza con la sanità, almeno non al primo approccio. Aveva avuto una flebite non diagnosticata prontamente, l’infiammazione della vena si trasformò in trombosi profonda e poi in embolia bilaterale.
Federica Fedele, nell’estate del 2017, rischiò di non sopravvivere. Dieci giorni trascorsi in rianimazione, due interventi chirurgici, oltre un anno di cure. Denunciò i medici che non riconobbero la sua patologia nonostante si fosse presentata in pronto soccorso a Somma Lombardo con la gamba come uno zampone e malgrado fosse stata subito indirizzata e visitata a Gallarate.
Perché nella notte tra il 10 e l’11 luglio le sue condizioni peggiorarono e solo l’indomani, giunta all’ospedale di Busto Arsizio, un chirurgo vascolare la ricoverò in terapia intensiva. Il pubblico ministero tuttavia lo scorso giugno chiese l’archiviazione del fascicolo aperto a carico della dottoressa dell’unità di urgenza di Gallarate che la fece tornare a casa senza altri approfondimenti. «Le tempistiche di inquadramento della patologia furono adeguate», si legge nell’atto della procura. «Pur non essendo esaminato il referto diagnostico relativo all’ecocolordoppler - perché mancava tra le carte acquisite dalla polizia di Stato - non sono emersi elementi per sostenere l’erroneità dell’accertamento medico».
Visto poi che danni permanenti non ce ne furono e che la quarantunenne uscì dall’ospedale con le sue gambe, a parere del pm non c’erano elementi per sostenere l’accusa contro il medico difeso dagli avvocati Giacomo Gussoni ed Elena Fachechi.
L’avvocato Lara Paladino presentò opposizione sulla base di una consulenza che ribaltava le conclusioni di quella del medico legale nominato dalla procura.
«È verosimile che all’atto dell’esame sia stato esplorato solo il circolo dell’arto inferiore, senza valutazione dell’asse iliaco a monte. Le dimissioni della paziente l’hanno esposta a un serio pericolo di vita. Un’embolia massiva avrebbe potuto portare ad arresto cardiaco».
Nei giorni scorsi però il giudice per le indagini preliminari ha accolto l’istanza del pm perché al di là di colpe e responsabilità, la querela era fuori termini. Risale infatti al 24 novembre del 2017, troppo tardi rispetto all’evento. Soprattutto - si legge nell’archiviazione - «perché già l’11 luglio la persona offesa apprese da un medico il possibile errore diagnostico commesso».
Federica Fedele e il suo avvocato non si lasciano comunque abbattere. La donna - grata di essere ancora viva - ha deciso di dare un senso alla sua disavventura: ha fondato un’associazione e sta scrivendo un libro che ripercorre la sua vicenda tra le corsie di tre ospedali.
Verrà presentato a ottobre, in occasione della giornata mondiale dedicata alla malattia. Cos’è la trombosi e come farsi ascoltare dai camici bianchi, affinché si possano arginare le conseguenze di un’insorgenza magari sottovalutata. Non è la prima volta che viene segnalato un disservizio a Gallarate: lo scorso anno una cardiopatica venne ricoverata d’urgenza, dopo 12 ore.
© Riproduzione Riservata