SANT’ANTONIO
In cinquemila al falò che brucia la paura
Una fiamma potente, partita con una grinta che raramente si è vista nelle passate edizioni. Nonostante la pioggia (fortunatamente leggera), il tradizionale Falò di Sant’Antonio ha illuminato ieri sera, venerdì 16 gennaio, piazza della Motta ieri sera con una forza simbolica straordinaria, ricompensando i Monelli della Motta per l’immenso sforzo organizzativo.
Chi legge, nel modo in cui divampa la fiamma, un pronostico dell’anno che verrà, non ha potuto fare altro che vedere un augurio: sarà un anno positivo, pieno di energia, di progetti, di cose belle. Lo sperano tutti.
«PRIMA ERAVAMO PIÙ SERI...»
A dare il via alle fiamme è stato un parterre di autorità di altissimo profilo. Tra i protagonisti, l’arcivescovo Mario Delpini, che con la sua consueta ironia ha commentato la sua prima volta al falò. «Un tempo gli arcivescovi erano più seri», ha scherzato, per poi sottolineare il valore profondo della ricorrenza: «Sant’Antonio è un maestro nell’affrontare le prove della vita, a lui è legata una fede popolare autentica, vicina alla gente».
IL VIGORE DELLE FIAMME
Accanto a lui, il presidente della Regione, Attilio Fontana, visibilmente affascinato dal vigore del fuoco (tenuto costantemente sotto controllo dal lavoro senza sosta dei vigili del fuoco): «La risposta della città dimostra che i varesini sanno esserci nei momenti importanti come questo». Raffaele Cattaneo, sottosegretario regionale, ha osservato: «Una fiamma così alta non può che essere un buon augurio per l’anno appena incominciato».
Il sindaco Davide Galimberti ha affidato il suo bigliettino alla pira proprio un istante prima che il fuoco la divorasse: un auspicio per il futuro della città? Insieme a lui, la giunta comunale quasi al completo e numerose figure istituzionali: dal senatore Alessandro Alfieri alla deputata Maria Chiara Gadda, fino al presidente della Provincia Marco Magrini, il questore Carlo Ambrogio Mazza, il comandante provinciale dei Carabinieri, colonnello Marco Gagliardo, il provveditore Giuseppe Carcano, una folta delegazione di consiglieri regionali (Emanuele Monti, Giacomo Cosentino, Samuele Astuti), l’europarlamentare bustocca Isabella Tovaglieri, l’ex assessore regionale Francesca Brianza.
PALLACANESTRO IN CAMPO
Una delle novità di quest’anno è stata la partecipazione dei giocatori della Pallacanestro Varese. Il capitano Matteo Librizzi ha espresso l’orgoglio della squadra: «È un’emozione essere qui. Sono varesino e il falò mi riporta a quando i miei genitori mi portavano qui da bambino».
Mentre i volontari incaricati raccoglievano tra la folla i desideri dei cittadini da affidare al Santo, la gente si stringeva attorno al calore del fuoco, sfidando il maltempo in un venerdì sera speciale, come lo è sempre la sera del falò di Sant’Antonio. Una di quelle serate ancestrali e nuove al tempo stesso, dove si sente che tutto può accadere e dove il cuore si apre al bello e alla speranza.
«MAESTRIA GEOMETRICA»
Oggi il falò non è più l’ammasso di legna di recupero del passato, ma un’opera di «maestria geometrica». I bancali, rigorosamente ecologici, vengono disposti secondo un particolare criterio, affinché la fiamma sia più gestibile. «Un lavoro svolto interamente da volontari», ha spiegato Arialdo Pigionatti, speaker della manifestazione. «Dietro questa bellezza c’è un grandissimo impegno dei volontari e un rispetto rigoroso delle norme di sicurezza».
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