ALTO VARESOTTO
Omicidio nei boschi: rito abbreviato per l’ex carabiniere
Ammesse le parti civili. Processo il 13 luglio. L’immigrato Nachat ucciso a Castelveccana da un colpo di fucile
Ammesse le parti civili e ammesso il rito abbreviato: il processo inizierà il 13 luglio con l’esame di cinque carabinieri e del consulente balistico della difesa.
Si è conclusa così, oggi, lunedì 22 giugno, l’udienza preliminare del processo per l’omicidio nei boschi dello spaccio. Per la vicenda che ha portato alla morte del 34enne Rachid Nachat la Procura della Repubblica di Varese ha chiesto il rinvio a giudizio di due carabinieri: non solo di colui che sparó il colpo di fucile che il febbraio 2023 uccise l’immigrato, imputato di omicidio e falso, ma anche del suo superiore, accusato di aver depistato l’inchiesta. Entrambi hanno ottenuto il giudizio abbreviato, che comporta uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna, condizionato però all'esame di alcuni testi.
Sette famigliari del marocchino (genitori, fratelli e sorelle) si sono costituiti parte civile - solo una non è stata accettata - , ma le difese degli imputati, che si erano opposte, potrebbero impugnare l’ordinanza.
Secondo la ricostruzione dei pm, quel giorno il maresciallo (54 anni, nel frattempo congedatosi dall’Arma) era impegnato con altri due militari, tutti in abiti civili, in un servizio antispaccio nella zona delle Cascate della Froda. Il carabiniere sorprese Nachat nascosto in mezzo alle piante: l’immigrato cominciò a correre lungo la ripida discesa e il carabiniere travestito da cacciatore sparò prima due colpi con la pistola d’ordinanza, che andarono a vuoto, poi altri quattro con un fucile a pompa di sua proprietà; uno di questi lo centrò mortalmente al torace. E il giorno successivo, nell’annotazione di servizio inviata in Procura, avrebbe poi affermato il falso, dichiarando che Nachat estrasse una pistola da sotto il giubbotto e la puntò contro di lui, prima ancora che si qualificasse.
Nei guai è poi finito anche il superiore del maresciallo: il luogotenente è accusato di depistaggio e favoreggiamento per averlo aiutato a «eludere le investigazioni dell'Autorità».
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