ROMA
Serena Brancale, 'la mia lettera a mamma una cura alla nostalgia'
(di Cinzia Conti)
(ANSA) - ROMA, 28 GEN - Con Galleggiare è stato il primo
Sanremo, "il più incosciente, acerbo, però un'iniziazione alle
cose giuste". Poi l'anno scorso Anema e core la festa del
ritorno, "un secondo Sanremo di felicità dopo dieci anni".
Quest'anno, dopo un'estate "stupenda, fatta di concerti
incredibili dove ha dovuto raccontare a cinesi, coreani e
newyorkesi" le sue hit, ad affrontare l'Ariston c'è la Serena
Brancale più intima e più vera, quella pronta a mettere a nudo
un dolore enorme con una canzone come "Qui con me". "È una
lettera dedicata a mia madre scomparsa - racconta emozionata
l'artista, polistrumentista, performer e compositrice - e ora
sono qui con la consapevolezza di voler cantare finalmente e
portare qualcosa di importante, per cui il vestito va in secondo
piano e la voce diventa protagonista di tutto. Ci ho messo 6
anni per arrivare a questo perché avevo bisogno di tempo per
trovare le parole giuste, soprattutto con tanto silenzio perché
è un brano che ha tanti respiri e nei respiri c'è tanta musica.
Quest'anno non ho nessuna maschera, non gioco nessun colore,
gioco quella che sono con quello che ho provato e quello che
voglio raccontare. La verità è quello che porto sul palco,
qualcosa che mi farà emozionare tantissimo".
Racconta che in queste ore ha visto il videoclip che sta
realizzando in un turbine di sentimenti: "È raccontare una cosa
che ti ferisce e continua a ferirti, che però hai metabolizzato.
Quindi la verità è quello che porto sul palco quest'anno".
L'artista ha anche un piano alternativo perché la lacrima è
facile: "Sarà un'esibizione molto scarna e per concentrarmi al
meglio cercherò di guardare un punto, sicuramente non il gobbo,
penso che non muoversi sia la cosa più emozionante, non voglio
fare niente e nemmeno toccare l'asta del microfono, voglio che
la voce si avvicini al microfono ma non voglio gesti da
cantante. Ho delle persone che voglio pensare se mi emoziono,
sono mio padre, mio fratello, è la forza che mi danno loro nel
farlo".
In particolare confessa il punto più delicato della canzone è
quello in cui descrive lei e la mamma come se fossero davanti a
uno specchio, "due gocce d'acqua che non si perdono nel mare
mai": "Se proprio dovessi pensare a questo brano come qualcosa
di concreto, visto che lei amava dipingere, io penso proprio a
un quadro inesistente dove sono dipinte le nostre mani e i
nostri profili perché incomincio sempre di più ad assomigliare a
lei, sia fisicamente, sia nella voce, nel sorriso e sia nelle
cose che dico a mio fratello più piccolo. È una cosa
tragicomica" ammette con un sorriso.
Brancale non si tira indietro nemmeno quando le viene chiesto
se ha le spalle forti per affrontare le eventuali critiche di
chi banalmente l'accuserà di aver fatto una furbata perché
parlare della mamma è nazional popolare: "Non mi faccio troppe
domande, perché poi non fai più questo mestiere. Facciamo che
scrivo e poi vediamo, tanto le critiche ci saranno sempre.
L'anno scorso quante parole pure per il capello biondo. Sarà
bello, mi emozionerò, mi basta questo". Poi confessa che 'Qui
con me' è molto legata al Sud e alla Puglia: "È tanto la mia
terra perché ci saranno anche delle sorprese legate ad essa. Ma
è una lettera d'amore e non è neanche un brano troppo
nostalgico, anzi io voglio pensare che sia una cura alla
nostalgia. Di base racconto una cosa che mi fa male, però decido
di raccontarla serenamente, è il rapporto che avevo con mia
madre, mia madre che cantava e io continuo a cantare per lei".
Confermata la presenza della sorella Nicole Brancale a
dirigere l'orchestra: "È il mio portafortuna e con questo brano
soprattutto non poteva mancare, non potevo pensare di guardare
durante la performance una persona non legata a questo brano.
Vederla con gli occhi lucidi ieri alle prove è stato
emozionante. Voglio convincere mio padre a venire, non so se
riesco".
Immancabile la questione Eurovision, dopo che Levante ha
detto che in caso di vittoria non parteciperà per la presenza di
Israele: "Non lo so, - dice Brancale -, darò una risposta
migliore più avanti perché ora penso solo a tutto quello che
posso dare in quelle serate. Sicuramente una posizione verrà
presa ma penso che dai un messaggio pure andandoci, non è
soltanto facendoti da parte e quindi vedrò, semmai, ci penserò
nel momento giusto".
Sull'esperienza all'estero spiega: "Quando vai in posti come
il Blue Note di New York dove c'è stato Ray Charles hai sempre
un po' la paura, magari ti vergogni della pronuncia. Invece
penso sempre che sono fortunata, che quello che porto lì loro lo
adorano. Quindi è bello ricordarsi di essere italiano
all'estero". Sul post Sanremo infine dice: "Un album uscirà
sicuramente perché ho tante cose da raccogliere in questi due
anni meravigliosi che vanno dal baile funk brasiliano a tutto il
lavoro fatto sul dialetto - polemica annessa - è stato tutto
bellissimo ne vado fiera. Io volevo chiamare quest'album (però
non l'ho detto al mio manager) 'Il diavolo e l'acqua santa'
perché esattamente io mi ritrovo in queste due parti".
Infine, alla domanda su come abbia regito la sua famiglia a
"Qui con me", si capisce che davvero Serena Brancale quest'anno
è senza maschere e filtri: "Non sapevano se fossi pronta" dice e
le lacrime sgorgano finalmente liberatorie. (ANSA).
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