L’INTERVISTA
«Una provincia sicura grazie a tutti»
Il saluto del questore Mazza: «Casi delicati? Remigration e via Curtatone»
A fine mese lascerà l’ufficio al primo piano di Palazzo Italia, non per assumere un nuovo incarico bensì per congedarsi dalla Polizia di Stato. Che cosa farà dal primo maggio? «Mi dedicherò sicuramente alla famiglia», si limita a rispondere con la misura e la pacatezza che lo hanno sempre caratterizzato. Per Carlo Ambrogio Enrico Mazza, classe 1963, milanese di “sponda” interista, una lunga carriera in Polizia - dalla Digos all’Antiterrorismo, fino al Sismi - sono gli ultimi giorni da questore della provincia di Varese, dopo quasi due anni. Che territorio lascia? «Un territorio che richiede impegno, perché le tematiche di sicurezza sono prioritarie – risponde -. È un territorio che ho trovato alcuni anni fa, quando arrivai nel 2020 da vicario, che ambiva a migliorare gli standard di sicurezza, e posso dire che siamo riusciti, con il concorso di tutti, soprattutto a mettere le premesse per il raggiungimento di un obiettivo ambizioso che è quello della sicurezza partecipata. In questo senso, è stato molto prezioso il ruolo del prefetto Salvatore Pasquariello».
«Emozioni che ricorderò»
Quando si chiude una pagina così lunga, i ricordi sono tanti ed è difficile sceglierne alcuni e tracciare un bilancio, ma il questore non si sottrae alla domanda: «Io e i miei collaboratori abbiamo dato quello che dovevamo dare – replica -. Se però devo citare qualcosa che mi ha lasciato sensazioni che ricorderò sempre, penso alla mostra che abbiamo realizzato in Questura e all'ultima Festa della Polizia».
La prima, con visite guidate alle opere artistiche di un edificio nato come Casa del Littorio, «perché non è stato semplice realizzare un evento così mantenendo la funzionalità degli uffici, ma soprattutto perché ci ha permesso di valorizzare un’eccellenza del patrimonio culturale della città che è Palazzo Italia». L’ultima Festa della Polizia, invece, «perché è stata una cerimonia uscita dai canoni tradizionali, con risalto alla componente comunicativa grazie al filmato realizzato con il contributo di tutti i colleghi».
Da Gallarate all’Italia
Ricordi lieti, certo, ma anche qualche sfida un po’ più impegnativa: «Il nostro core business è la gestione dell'ordine pubblico – sottolinea Carlo Mazza -. E qualche criticità l'abbiamo dovuta gestire soprattutto negli ultimi due anni. Ricordo, ad esempio, lo sgombero di via Curtatone a Gallarate e, sempre a Gallarate, la gestione del Remigration Summit». Episodi che hanno portato il Varesotto sotto i riflettori nazionali. Nel primo caso, «forse questo non è mai stato sottolineato, ma quello sgombero è stato complesso anche sotto il profilo della rilevanza». Cioè? «Gli antagonisti - risponde - stavano replicando un modello che aveva avuto successo a Bologna, ossia occupare spazi con metodi antidemocratici per impedire interventi edilizi. E, se ci fossero riusciti anche qui, sarebbe passato il messaggio di un metodo di lotta vincente con implicazioni a cascata in tutta Italia. Quindi rivendico con soddisfazione l'esito positivo di quell'operazione».
C’è poi il capitolo Remigration Summit, ossia un raduno a maggio dell’anno scorso «su una tematica che ormai si sta riproponendo e che verrà dibattuta non solo in Italia nel prossimo futuro. Allora era la prima volta che in Italia si organizzava un evento del genere - rimarca Mazza -. Abbiamo dovuto affrontare non tanto l'evento in sé, che poi si è svolto dentro un teatro, quanto la reazione da parte dei gruppi antagonisti. È stato gestito in maniera intelligente grazie ai miei collaboratori, soprattutto della Digos».
Il bilancio finale, dunque? «Questi anni - conclude - sono stati per me bellissimi sotto il profilo professionale, ma anche dal punto di vista personale, per le tante persone che ho incontrato. Insomma, sono stati anni di grande soddisfazione».
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