POLIZIA DI STATO
In Questura a Varese l’omaggio a Mondora
Presentata l'opera donata in ricordo del dirigente scomparso
Una sala che unisce memoria, lavoro e bellezza. È stata presentata questa mattina, giovedì 22 gennaio, la sala riunioni dedicata a Fabio Mondora. Scomparso prematuramente alcuni anni fa, Mondora è stato una delle figure più significative della Questura di Varese, dove ha operato con competenza, rigore e grande umanità. Alla sua memoria è già stato intitolato lo spazio antistante Villa Recalcati e anche la sala riunioni della Questura porta il suo nome: un segno di continuità di ricordo.
Durante la cerimonia, il questore, Carlo Mazza, ha sottolineato come il risultato raggiunto sia frutto di un lavoro corale: «Sono solo il terminale di un percorso iniziato tempo fa, grazie all’impegno di chi ha voluto dare il giusto riconoscimento a una figura importantissima della Questura di Varese. Fabio Mondora è parte integrante di questi uffici, di queste stanze, della nostra storia».
Un ringraziamento particolare è stato rivolto all’associazione La Varese Nascosta, per il contributo artistico e umano al progetto, e a Luigi Manco, legato a Mondora da un rapporto personale profondo. Citata anche la consulenza artistica della dottoressa Serena Contini e il lavoro di squadra dei colleghi che hanno accompagnato l’iniziativa fino alla sua realizzazione.
Molto intenso poi l’intervento del prefetto, Salvatore Pasquariello, che ha ricordato il clima di commozione e affetto già vissuto in occasione dell’intitolazione dello spazio antistante la Recalcati: «Non conta quanto si è vissuto, ma l’impronta che si è lasciata. Fabio Mondora ha lasciato un segno incancellabile nel cuore di tante persone. Lo dimostra la continuità del ricordo e l’ammirazione con cui viene ancora oggi evocato». Parole rivolte in particolare alla famiglia, con la consapevolezza che il ricordo pubblico non cancella il dolore della perdita, ma restituisce il valore umano e professionale di una vita spesa al servizio degli altri.
Prima della benedizione, è stato presentato anche l’autore della fotografia scelta per la sala: l’artista Walter Capelli ha spiegato come l’immagine sia nata quasi per caso, lontano da un’intenzione paesaggistica, diventando poi simbolo concreto in un luogo istituzionale di grande importanza. «Essere stato scelto è per me un onore. È sorprendente come uno scatto nato dal nulla possa trovare una collocazione così significativa». Un’iniziativa che rafforza il senso di appartenenza e la “famiglia della Questura”, unendo memoria, territorio e identità. Un modo concreto per dire che il dovere della memoria non è solo ricordo, ma presenza viva nel quotidiano.
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