IL PROGETTO
Varese e Redbird, nuovi dettagli dell'accordo
Ecco perché è stata scelta la società biancorossa
Tra società all’americana ci si intende. È per questo che Redbird ha scelto la Pallacanestro Varese per il suo approccio col mondo del basket. Una fanbase numerosa e calorosa, gli investimenti sulle giovanili e le strutture moderne del Campus che potranno generare ricavi nella nuova versione 2.0 dopo il completamento dri lavori in partenza ad inizio estate. Insomma un modello di business che funziona nella direzione di una gestione sostenibile come nello sport statunitense. Ossia il primo amore del patron Gerry Cardinale e l’esatto contrario del mecenatismo col “proprietario-sponsor” che paga i conti a fine anno alla base del sistema del basket italiano, Olimpia in testa.
Cerchiamo di capire perché è sbocciato il feeling tra Pallacanestro Varese e Redbird e dove può portare davvero questa partnership ancora in divenire.
«CI PIACE LA VOSTRA GESTIONE»
Le visite degli emissari di Gerry Cardinale hanno permesso di visionare la logistica a supporto della Pallacanestro Varese. Itelyum Arena di oggi e potenzialmente di domani, Campus di oggi e soprattutto di domani: quegli investimenti “sul mattone” che sono sempre stati alla base della gestione Scola sono stati considerati virtuosi dalla controparte. Una delegazione di Redbird era presente anche in occasione del match casalingo contro Tortona, apprezzando il coinvolgimento e il calore del pubblico biancorosso. Insomma le modalità di ragionare della Varese diretta da Luis Scola verso una filosofia americaneggiante hanno convinto non tanto i dirigenti sportivi quanto quelli del fondo di investimento, che si riconoscono nel modo di amministrare il club biancorosso.
«LA SQUADRA? NON SIAMO DEL MESTIERE»
La capacità gestionale dell’attuale dirigenza di Varese, nell’aspetto che più interessa la parte speculativa dell’operazione, è il fattore che ha convinto Redbird ad affiancarsi al club di Toto Bulgheroni nel suo tentativo di approdo in NBA Europe. Lasciando però la gestione sportiva nelle mani del management attuale: gli emissari del fondo sono totalmente a digiuno di basket, ma avendo apprezzato la cultura aziendale della dirigenza varesina le lascerebbero piena libertà di movimento. Per questo è stato facile non transigere ai punti fermi fissati da Luis Scola sulla necessità di mantenere nome e sede.
Il General è stato chiarissimo: il dialogo può avere luogo solo se la squadra si chiamerà Pallacanestro Varese, giocherà le partite di campionato a Masnago, si allenerà al Campus e manterrà il suo settore giovanile.
LA COMUNIONE DI INTENTI
Su questa precondizione vincolante non ci sono stati rifiuti: il club biancorosso non ha intenzione di cedere il titolo sportivo né di trasferirsi a Milano con la sua struttura dirigenziale, nè Redbird è interessata al momento a costruire un gruppo di lavoro dedicato solo al basket. Ecco dunque la comunione di intenti: Varese ci metterebbe il know-how e la fanbase, il fondo americano i capitali per una squadra competitiva e un impianto ad hoc che genererebbe i ricavi necessari per rendere potenzialmente sostenibile, e magari redditizia, l’operazione a medio e lungo termine. La manifestazione di interesse (sia pure non vincolante) inviata ad NBA dal consorzio Varese-Redbird sarebbe tra quelle che superano i 500 milioni di dollari.
Ma se l’organizzazione della nuova lega ha indicato Milano come sede della nuova franchigia permanente, come si potrà tenere il piede in due scarpe giocando a Varese? Ad NBA del campionato italiano non riguarda, al di là del vincolo della partecipazione ad una competizione nazionale rispettando il patto con la FIBA. Toccherà spiegarlo a Luis Scola e a Gerry Cardinale, entrambi comunque ben noti ai vertici NBA, se e quando si entrerà davvero nel vivo del discorso per l’assegnazione dell’unico posto per il capoluogo della Lombardia (e potrebbe anche essere mai, se ci fosse un patto NBA-Eurolega che dia priorità all’Olimpia). Al momento c’è una sola certezza: tutti coloro che hanno partecipato agli incontri con Redbird, o sono stati messi a conoscenza dei loro sviluppi, concordano su due fattori chiave. La Pallacanestro Varese non è disposta a cedere il suo titolo sportivo, né la controparte glielo ha mai richiesto.
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